Il monopolio di Stato farà male alla scuola pubblica

Prosegue il dibattito sulla scuola. «Gentile direttore, ma il compito di una paritaria oggi non è forse anche quello di formare insegnanti?»

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Gentile direttore, seguo in questi giorni il dibattito on line sulla scuola; e mi pare interessante, al di là delle osservazioni, il dialogo in sé, che procede per contributi su un tema sul quale sembra essere calato il disimpegno, mentre è culturalmente rilevante. Credo che le questioni siano due.
Una più schiettamente culturale, appunto. Molte scuole paritarie e il loro “fare scuola” sono nati dall’umanesimo cristiano. Al di là del rifarsi il look (penso ai nuovi indirizzi su cui ci si tuffa per conquistare mercato, o alla condivisione acritica di modelli quali, da ultimo, la scuola inclusiva o la didattica per competenze) sarebbe forse bene riscoprire quella identità – se ancora esiste come patrimonio condiviso! – e farla crescere con personalità.
L’altra questione è molto concreta. Non si “sposa” un lavoro, lo si fa se conviene dal punto di vista professionale ed economico: non nuocerebbe un po’ di fantasia affinché sia appetibile per un docente scegliere una scuola non statale! Muoversi senza originalità nel solco della scuola di Stato ha svilito il mestiere dell’insegnare, ridotto a manovalanza del posto fisso, e reso la scuola paritaria un luogo di lavoro che si può abbandonare senza regole davvero dalla sera alla mattina. Il monopolio di Stato farà male alla scuola, privata della competizione professionale e culturale.
Non mi aspetto cambiamenti di rotta nelle decisioni di un Governo o dell’altro, neppure nelle priorità ecclesiali. Confido di più… nel business: potrebbe essere un partner conveniente.
Cordiali saluti. Buon lavoro a Lei e alla Sua redazione!
Elena Clerici

 Gentile direttore, in merito alla lettera del prof. Tornaghi sul tema dei docenti delle scuole paritarie che passano allo Stato, offro, non richiesto, un contributo. Vorrei precisare che, oltre a quella economica (lo stipendio non è poi così diverso), ci sono anche altre valide ragioni per entrare nella scuola statale, tutte legate alle diverse possibilità di esercitare la professione. Infatti molti docenti che hanno condiviso e a volte contribuito a far crescere i progetti delle scuole paritarie in cui sono stati formati, hanno lasciato tali scuole pur avendo ricevuto proposte di compensazioni economiche. Questo mi sembra un segnale positivo: il compito di una scuola paritaria oggi è forse anche quello di formare insegnanti. Per questo credo che, anche se ottenessero finanziamenti maggiori, molte scuole paritarie non rinuncerebbero al ricambio di insegnanti.
Daniele Ferrari

Ringrazio sia Elena sia Daniele. Nel prossimo numero di Tempi mensile vorremmo mettere a fuoco la questione. Poiché le cose più belle nascono dalle domande più semplici, il nostro punto di partenza sarà questo interrogativo: perché fare una scuola paritaria? Nel frattempo, però, come hanno fatto questi primi lettori che ci hanno inviato i loro spunti e le loro opinioni, invito anche altri a farlo. Sono tutti argomenti da mettere sul tavolo per provare ad arrivare a una sintesi (e poi, chissà, magari ad un incontro o a un evento pubblico). Dunque, scrivete. Grazie.
Foto Ansa

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