Il Meeting sul web: 20 mila tweet e 30 milioni di “visitatori”

Luca Conti, blogger e consulente del Social Media Team del Meeting di Rimini, racconta la sua avventura tra i padiglioni della fiera. «Abbiamo aperto un profilo twitter al pallanuotista Alex Giorgetti»

Una novità della XXIII edizione del Meeting di Rimini è la pandemica presenza nel mondo dei social. Una squadra di otto volontari seguiva, minuto per minuto, la vita tra i padiglioni della Fiera e la raccontava su Twitter, Facebook, Instagram, Foursquare e Flickr. L’esperimento è riuscito, con risultati ben superiori di quelli prefigurati. Ne parliamo con Luca Conti – alias @Pandemia – blogger e consulente del Social Media Team del Meeting.

Come ha lavorato la vostra squadra?
Tutti i giorni, intorno alle 19, si teneva una sorta di riunione di redazione diretta da me e Marco Bardazzi, della Stampa, con otto giovani volontari: riflettevamo sui termini più importanti, che fanno tendenza, sui personaggi più in vista e sui contenuti più gettonati. Selezionavamo tra i tre e i cinque appuntamenti quotidiani da seguire live su Twitter. Sempre attraverso la diretta, un volontario della nostra squadra seguiva, in una giornata, una particolare “tipologia” di volontario: l’autista, la hostess, il promoter di cataloghi e di biglietti della lotteria. Ci rifacevamo al sito storify.com per rintracciare, sulla rete, i contenuti digitali annessi al Meeting e scrivevamo la “cronaca” della giornata attraverso foto, tweet e commenti su Facebook.

Una giornata-tipo?
Verso le 9 si cominciava: ogni volontario anticipava il programma del giorno e segnalava i contenuti più interessanti del sito del Meeting, come le pagine del Quotidiano Meeting o i servizi del Tg Meeting. Poi, tutti a seguire un evento e raccontarlo online. Un’altra persona del team gestiva il profilo @MeetingRimini, controllava i commenti con il tag #meeting e ritwittava quelli più arguti. Ogni giorno, su Facebook, raccoglievamo i contenuti fotografici da Instagram per farne una galleria di immagini. Abbiamo anche registrato circa settanta video-interviste, a seconda della disponibilità dei personaggi del giorno e dalle proposte dell’ufficio stampa. Abbiamo ospitato il Ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, il giornalista della Zanzara Giuseppe Cruciani, l’astronauta Paolo Nespoli, il pallanuotista della nazionale Alex Giorgetti. A quest’ultimo gli abbiamo anche insegnato come aprire un profilo su Twitter.

Quelli del Social Media Team erano degli “addetti-ai-lavori” o semplici appassionati?
Matteo Lessi, il capo dell’Ufficio stampa del Meeting, aveva lanciato su Twitter un appello. Si cercavano volontari che fossero interessati ad intraprendere con noi questo esperimento. Nel giro di una decina di giorni avevamo già un buon numero di candidature, che abbiamo scremato fino a raggiungere la cifra stabilita di otto persone. Dopo un weekend di formazione a Milano, dove ci siamo conosciuti e abbiamo tracciato le linee-guida del lavoro, ci siamo rivisti a Rimini.

Quali sono i risultati della vostra presenza sul web?
Positivi. Durante la settimana abbiamo contato circa 20 mila tweet con hashtag #meeting, dei quali la stragrande maggioranza si rifaccevano proprio al Meeting di Rimini. Di questi, circa il 50 per cento appartenevano a giornalisti, il 25 per cento ai visitatori e altrettanti ai volontari. Complessivamente, tutti questi messaggi hanno generato un volume di impression (la potenziale esposizione del messaggio) pari a 30 milioni di persone.

Eppure, ci sono state anche note negative. Come quella del Fatto quotidiano
Già. Alla vigilia del Meeting, il sito del Fatto lamentava che tra gli sponsor della 33esima edizione ci fosse anche WindJet, la compagnia aerea catanese in bilico sul baratro del fallimento. Il problema: la società non ha i soldi per pagare i dipendenti, ma può sponsorizzare la riunione di Cl. Tuttavia, non si trattava di WindJet, ma della famosa compagnia di comunicazione Wind. Dopo aver contattato, via Twitter, la redazione del giornale, l’articolo è stato parzialmente modificato. Infatti, nel sottotitolo, è rimasto l’errore di WindJet per Wind. Il giornalista, volendo vedere il male anche laddove non ce n’è, è incappato nella vista. Ma non ha smentito.