Un godibilissimo saggio di Beatrice Del Bo rende giustizia a un’epoca storica da sempre vittima di pregiudizi dimostrando come il senso di comunità, di confronto, di vita sociale esistesse anche in quei lontani secoli, anche nelle ore più tenebrose
«E così le notti medievali si colmano di meraviglia, come se mille e una storia vibrassero alla luce della luna». Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo (Il Mulino), della professoressa Beatrice Del Bo, docente di storia economica e sociale del Medioevo e Didattica della storia all’Università di Milano, si legge come un romanzo. Uno di quei romanzi suadenti, crepuscolari ed ellittici che si consumano lungo la dorsale della storia, in quegli anfratti più ombrosi dove il raggio di luce della popolarità meno si è posato.
La notte medievale, tema enorme e a suo modo curioso: curioso, già, perché nella nostra psiche di uomini contemporanei, perennemente illuminati e scandagliati da luci artificiali, riflettiamo spesso di meno su un mondo che al calare della tenebra ci appare destinato ad essere inghiottito da una sorta di abisso, da un sipario che avrebbe fatto scomparire la vitalità e la socialità. C’erano le torce, i lumini, ovviamente, ma la storia che immaginiamo è quasi se...
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