Il M5s non è più il M5s

Liberali e moderati, populisti ma di sinistra. La definitiva trasformazione dei grillini in costola della sinistra è avvenuta

Oggi su Repubblica Sebastiano Messina maramaldeggia sul Movimento 5 stelle: «Mesi di dibattito per sostituire il capo politico con un direttorio. Poi gli Stati Generali. Quindi due votazioni su Rousseau. Alla fine arriva Grillo, vestito da astronauta, e si fa come dice lui. È chiaro che nel M5s comanda la base, direbbe Woody Allen. Beppe prende solo le decisioni». Come si fa a non condividere? Oggi i quotidiani salutano l’incoronazione di Giuseppe Conte come nuovo capo del movimento, che è un po’ come certificare che la scelta definitiva è stata presa: da movimento apriscatole a partito trasformista.

Il non partito con il “non statuto”, lo streaming come crisma di trasparenza, la lotta alla casta come stella polare, l’uno vale uno, la democrazia diretta… Quanti slogan finiti nel vuoto. Ora il Movimento 5 stelle si appresta a diventare «liberale e moderato» (Di Maio), a mettersi nelle mani di Conte solo perché teme (e sa) che se lui si facesse un suo partito è a loro che sottrarrebbe consensi, a preparare nuove regole cui lavoreranno un «pool di avvocati» (sì, ciao) e fissare obiettivi «al 2050» (campa cavallo). La svolta sarà sancita anche dalla presentazione di un nuovo simbolo.

Populisti di sinistra

La definitiva metamorfosi si è compiuta. Conte, in barba a tutta la retorica grillina, ha chiesto di non dover passare tra i bizantinismi delle procedure elettive di Rousseau, e gli è stato concesso. Ha detto che punterà tutto sulla transizione ecologica – il cui ministero, facciamo notare, Draghi ha affidato a un “non grillino” -, la legalità, i diritti sociali per le donne e gli ultimi. Insomma, supercazzole. Ora il M5s, anche in Europa, cercherà un’altra casa e la direzione è quella di entrare nel Pse. Lo stesso Conte ha detto che la nuova formazione sarà «populista ma di sinistra».

Siamo alla fine della parabola, dunque. I grillini non sono più grillini: hanno decisione di archiviare tutte le parole d’ordine con cui sono arrivati al potere perché si sono accorti di non poter rivendicare alcun risultato concreto, né al governo (il fallimento del reddito di cittadinanza) né a livello territoriale (Roma). Così si accontentano di fare la costola della sinistra, sbandierando qualche tema sempre di moda, piazzando – dove e quando possono – qualche amico. Una roba tipo Centro democratico di Tabacci.

Foto Ansa