Il gelo invade l’Italia e i City Angels aiutano i senzatetto, molti «padri divorziati o senza lavoro»

Intervista a Mario Furlan, iniziatore dei City Angels, volontari che aiutano i senzatetto nelle grandi città: «Il Comune dove la gente ci aiuta di più è Milano, quello che ha più bisogno è Napoli. Ringrazio le amministrazioni e tutti i privati che si stanno sfidando in una gara di solidarietà per aiutarci con coperte, scarpe e altro materiale»

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L’ondata di gelo siberiano che da qualche giorno imperversa sul territorio italiano non crea problemi solo ai mezzi di trasporto, ma mette a rischio anche la vita stessa dei senzatetto. Da quasi vent’anni, in collaborazione con pubblico e privati, i City Angels, organizzazione di volontari, svolgono quest’opera, apprezzati e riconosciuti da tutti. «Siamo “sul campo” 365 giorni l’anno ma in questi giorni di emergenza, con le rigide temperature notturne, il nostro lavoro si intensifica a Milano come a Roma e Torino, le città dove i problemi sono più acuiti» afferma a tempi.it l’iniziatore e coordinatore dei City Angels, Mario Furlan. «Sono 500 i volontari che in questi giorni si danno da fare, innanzitutto portando generi di conforto, dal tè caldo ai sacchi a pelo. In queste ore Alitalia ci ha donato ben 2.500 coperte, quelle che si usano a bordo degli aerei, il Rotary club Milano ci ha fatto pervenire 400 paia di scarponi. Distribuiamo vestiti pesanti, il 90% per cento dei senza tetto sono uomini e colgo l’occasione per ringraziare i milanesi, romani e torinesi, che in una gara di solidarietà ci stanno facendo pervenire molto materiale».

Perché ha proposto alle amministrazioni il ricovero coatto per i senzatetto incapaci di intendere e di volere?
Penso che possa essere la giusta soluzione. Troviamo, spesso, senzatetto che vogliono restare sulla strada: se è una scelta consapevole, se pur pericolosa, noi la rispettiamo. Ma se c’è un clochard che non sa neanche quello che vuole, magari drogato o ubriaco, e si nega al ricovero, in questi giorni penso che si debba calcare la mano e condurli forzatamente in un luogo caldo: si tratta di salvare una vita.

Ci può fare un profilo del volontario tipo dei City Angels?
Il tipico volontario City Angels è un giovane adulto, tra i 20 e i 45 anni. Quando siamo partiti 18 anni fa erano la stragrande maggioranza uomini, ora le percentuali raccontano di una parità tra uomini e donne; circa un quarto dei nostri volontari non sono italiani, ma immigrati: siamo un gruppo multietnico. Il nostro è un volontariato molto particolare, sempre sulla strada, in prima linea, di frontiera, che presta soccorso a gente che vive e, purtroppo, muore sulla strada.

Organizzate dei corsi per formare i volontari?
È fondamentale. Prima di entrare nei City Angels bisogna partecipare e superare un corso di formazione che dura tre mesi, due sere la settimana, dove si impara il primo soccorso, nozioni di psicologia e comunicazione, anche nozioni di autodifesa, nel caso si debba intervenire per difendere chi è aggredito. Fatti che accadono sulla strada, specie nelle grandi città. Tutto questo non perdendo di vista la nostra filosofia umanitaria. Se si supera l’esame finale si diventa “Angeli delle città”.

Come è cambiato, in questi quasi vent’anni, il profilo del senzatetto?
C’è un aumento di casi di persone insospettabili, gente che mai si sarebbe pensato che potessero finire sulla strada, molto lontani dallo stereotipo dell’homeless, un po’ romantico. È gente che è finita sulla strada perché ha perso il lavoro, si è diviso dalla moglie, quindi ha perso fonte d’introito, quasi sempre sono i padri separati che devono pagare gli alimenti alla ex moglie, che si prende pure la casa e ha in custodia i figli e alla fine, terminati i soldi, si ritrovano nelle situazioni più estreme.

Voi operate in varie città. In che rapporti siete con le amministrazioni?
I rapporti sono buoni. C’è collaborazione, qualunque sia il colore politico: dalla Moratti a Pisapia a Milano, con Alemanno a Roma, Torino con Chiamparino e, adesso, Fassino. Ci sono anche esplicite richieste di sindaci che vogliono che si operi nelle strade delle loro città.

Indipendentemente dal colore politico dei sindaci, qual è la città che ha più bisogno di essere aiutata in questa emergenza quotidiana?
Napoli. È la città che è più arretrata per quanto riguarda l’assistenza. Un mese fa ho parlato con il sindaco partenopeo De Magistris, ha richiesto la nostra presenza organica e da allora ci stiamo organizzando per far partire questa esperienza anche a Napoli.

Anche i privati si muovono?
Devo dire che i cittadini rispondono molto bene. Da questo punto di vista la città migliore è Milano.

Questo spezza il luogo comune che vede il cittadino sempre più chiuso in se stesso, davanti alle difficoltà della crisi e dell’individualismo.
Infatti è solo un luogo comune. Se le persone si rendono conto che sei serio, che lavori bene e che arrivano risultati sul campo, ti aiutano. Chi fosse interessato alla nostra opera di volontariato, visiti il nostro sito internet.

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