L’interesse dell’alleato cinese per una rapida fine della guerra, la sponda turca a rischio, il desiderio di libertà del popolo. Rassegna ragionata dal web
Dimostrazione di sostegno all’ayatollah Mojtaba Khamenei, appena eletto guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran, Teheran, 9 marzo 2026 (foto Ansa)
Su Politico Phelim Kine scrive:
«Chinese Foreign Minister Wang Yi on Sunday signaled Beijing’s ambition for a successful summit between President Donald Trump and Chinese leader Xi Jinping later this month – regardless of ongoing U.S. and Israeli attacks on China’s ally Iran. Wang praised “good interactions” between Trump and Xi that he said had created an “important strategic safeguard” for U.S.-China relations. And he teased the possibility of the leaders’ March 31-April 2 summit improving the often fractious ties between Beijing and Washington».
Politico sottolinea come il ministro degli Esteri cinese ha ribadito l’interesse, nonostante la guerra in Iran, per un summit Trump-Xi Jinping tra il 31 marzo e il 2 aprile che consolidi le relazioni tra Washington e Pechino. La Cina è una nazione che ha sempre una qualche precarietà nei suoi equilibri interni, con circa settecento milioni di cittadini sulla soglia della povertà e con un rallentamento del tasso di crescita, e dunque non p...
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