Il cristiano si muove nel mondo (in pace, ma mai tranquillo)

Senza la cultura il cristianesimo sarebbe acefalo; senza la carità sarebbe cardiopatico; senza la missione sarebbe piccolo-borghese, cioè limitato

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Caro direttore, la terza nota di metodo indicata dal Servo di Dio don Giussani per l’annuncio cristiano la si trova a pagina 35 del libro Il cammino al vero è un’esperienza (Rizzoli) ed è intitolata “Integrale nelle dimensioni”, il che significa che la testimonianza cristiana non può non vivere nella loro interezza le dimensioni della cultura, della carità e della missione. Su questo punto, don Giussani è molto preciso e rigoroso:

«L’integralità delle dimensioni in un gesto non è semplicemente questione di ricchezza o di pienezza, ma è una questione addirittura di vita o di morte per il gesto stesso; poiché senza l’impostazione almeno implicita di tutte le sue fondamentali dimensioni, il gesto non è povero, ma addirittura manca di verità, è contraddittorio alla sua natura, è ingiusto».

Ciò significa che il cristiano non è totalmente vero se vive la cultura senza carità e missione (sarebbe astratto), ma anche se vive la carità e la missione senza un giudizio culturale (sarebbe senza motivazioni che durino nel tempo): il cristiano si muove nel mondo (in pace, ma mai tranquillo) con dentro il criterio di Cristo e con esso vive la carità verso ogni persona e fino agli estremi confini del mondo (missione). Ricordo con limpidezza che fu proprio questa integralità della proposta cristiana fattaci da don Giussani ad entusiasmare noi studenti liceali ed a mantenerci in una appartenenza che nel tempo ha fatto diventare convinzione il fascino del primo incontro (convinzione che, per grazia, sta crescendo anche dopo molti anni). Anche per questo spero che gli “esperti” del prossimo Sinodo sui giovani tengano conto di quanto scritto dal nostro Servo di Dio, visto che la sua proposta è stata così efficace per tanti giovani, fino a determinare la direzione della loro vita di adulti.
Come sempre, don Giussani spiega le cose, non lasciandole implicite, e quindi spiega anche perché quelle tre dimensioni sono da considerare fondamentali per l’esperienza cristiana.
La CULTURA «deve poter offrire agli uomini il significato di tutto. L’uomo veramente colto è chi è giunto a possedere il nesso che lega una cosa all’altra e tutte le cose tra di loro». E poiché «”il Verbo si è fatto carne”, ciò significa che la razionalità che salva l’universo dall’assurdo non è una idea astratta o un meccanismo, ma una persona: Gesù Cristo… il richiamo cristiano si propone perciò come soddisfazione all’esigenza di totale comprensione della realtà per cui tutta l’umana coscienza vibra». In questi anni abbiamo visto molti cristiani, invece, che non si preoccupano di avere «il pensiero di Cristo» (espressione del cardinale Angelo Scola) come criterio per “ogni” azione, con la conseguenza che spesso la loro presenza appare insipida. Purtroppo, confondono l’apertura con la mancanza di giudizio cristiano, il quale salva tutti e tutto, trattenendo il vero (San Paolo).
La CARITÀ si immedesima con il metodo di Dio, che ha condiviso il suo Essere con noi prima creandoci e poi facendosi carne come noi. «Ecco dunque la strada semplice e diritta per lo sviluppo del nostro essere… mettere in comune sé… convivere per vivere». Senza la carità «possiamo fare tante cose, ma la loro fecondità educatrice non avrà la misura cristiana».
Oggi molti cristiani parlano molto di carità e possiamo assistere a commoventi esempi di come questa dimensione guidi la vita di tanti fratelli dando splendide testimonianze. La mia preoccupazione è che la dimensione della carità non venga isolata da quella della cultura ed anche da quella della missione. Nel primo caso, la carità non alimentata dal criterio di Cristo scadrebbe a mondano solidarismo. Nel secondo caso. la carità senza la preoccupazione missionaria dimenticherebbe, prima o poi, che il compito assegnatoci da Gesù è quello di testimoniarlo fino agli estremi confini della terra.
La MISSIONE ci ricorda la “dimensione universale” del disegno di Dio. Don Giussani descrive la missione come l’espansione universale della carità. «Bisogna convivere con tutti, condividere la vita di tutti, mettere in comune sé con chiunque. La carità è una legge senza confini, universale, cattolica».
Caro direttore, mi sembra che questo richiamo di don Giussani sia veramente fondamentale. Senza vivere integralmente e contemporaneamente le tre dimensioni, il nostro cristianesimo sarebbe mutilato, lo faremmo a pezzi. Senza la cultura il cristianesimo sarebbe acefalo; senza la carità sarebbe cardiopatico; senza la missione sarebbe piccolo-borghese, cioè limitato. La grandezza storica della Chiesa si è imposta quando ha vissuto questa integralità. Sto notando che alcuni storici della Chiesa sembrano essere ossessionati dal desiderio di “normalizzare” la presenza cristiana, riducendola, di fatto e anche contro le intenzioni, ai criteri mondani, che sono sempre “piccoli”. Con il cristianesimo, invece, è entrato nel mondo uno “straordinario” che ci accompagna nell’ordinario, ma che rimane sempre straordinario, cioè integrale nelle sue dimensioni.
Foto Ansa

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