Il collezionista di culture e il restauratore di vecchi film muti

Vite parallele. Il filosofo e saggista bulgaro naturalizzato francese Tzvetan Todorov. E il produttore cinematografico David Shepard

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti

Tzvetan Todorov. Nacque il primo marzo 1939. Nacque a Sofia, regnanti lo zar Boris III e la zarina Giovanna, figlia del re d’Italia. Ancora non belligerante, la Bulgaria concesse alla Germania il passaggio per invadere la Grecia; in guerra ora, accanto all’Asse, ma non contro l’Unione Sovietica, si oppose alla deportazione degli ebrei. Una rivoluzione portò all’instaurazione di un governo comunista. Se di queste vicende il giovane Tzvetan non aveva ricordi, se non ricostruiti, non poté ignorare la rigidità di un regime che arrivava ad auspicare l’annessione all’Urss di Krusciov in nome di un’antica comunanza culturale e soprattutto del comune alfabeto cirillico.

Gli studi di filologia in Bulgaria gli permisero di leggere in lingua originale le opere di Vladimir Propp, soprattutto la Morfologia della fiaba (1928) che tradotta tardivamente in Europa (1958) costituirà il fondamento di molta cultura strutturalista. Quando giunse a Parigi Todorov aveva già quella formazione, embrionale ma intima, di carattere strutturalista che gli consentì in quel clima di dialogare con un Roland Barthes e di conseguire con successo il dottorato in Psicologia. Non aveva trent’anni quando fu nominato direttore di ricerca al Centre national de la recherche scientifique. Nella costellazione degli strutturalisti che operavano per formulare un codice coerente per lo studio delle scienze umane divenne presto una personalità di spicco. Fondò riviste come Poétique, per le Éditions du Seuil curò e contribuì con Gérard Genette a una collana di testi di critica letteraria strutturalista, ripresa in Italia titolo dopo titolo in una celebre collana di libricini verde smeraldo da Einaudi.

Al rigoroso formalismo dello strutturalismo preferì, sull’esempio di un altro slavo al quale dedicò uno studio, Michail Bachtin, l’analisi delle strutture culturali e dei generi letterari e l’osservazione delle reazioni chimiche tra culture e universi psicologici diversi.

Due libri per chi scrive sono indimenticabili: uno precoce, ovvero Introduzione alla letteratura fantastica (1970), e uno molto più recente, Goya à l’ombre des Lumières (2011).
È morto martedì 7 febbraio.

David Shepard. Nacque il 22 ottobre 1940. Nacque a New York. A undici anni si trasferì con la famiglia nel New Jersey: in pratica cambiò quartiere, si stabilì a Tenafly, di fronte al Bronx. A Tenafly, non lontano da Fort Lee, la cittadina sull’Hudson dove era nata e aveva prosperato ai tempi del muto l’industria cinematografica, John Griggs, appassionato di vecchi film, vendeva copie riversate di film a 16 e 8 millimetri fuori diritti. Da lui David contrasse la passione per i film del muto. La passione divenne collezione, professione e missione.

Fondò una società, la Film Preservation Associates, recuperò, restaurò e riversò rari film di maestri del passato, come Abel Gance e Cecil B. deMille. Scovò e pubblicò film mai più visti di Georges Méliès, il mago del cinema fantastico, e i capolavori del cinema sovietico del tempo di Dziga Vertov.

Già alla fine degli anni Sessanta fece la sua prima donazione all’incipiente American Film Institute (Afi), che lo assunse come curatore.

Visitando i magazzini di pellicole della mitica Fort Lee, scoprì che la Paramount teneva in deposito i negativi originali su celluloide di duecento lungometraggi. La casa accettò di cederli all’Afi, presso la Biblioteca del Congresso, in cambio di una facilitazione fiscale. Nel 1992 David restaurò i 190 minuti di una copia a colori della Nascita di una nazione di D. W. Griffith.
Per il Silent Film Museum di Fremont, California, organizzò con materiale della sua collezione un festival del film muto, intitolato a Broncho Billy, primo eroe western. Per ottenere una copia della riedizione Van Beuren degli anni Trenta delle comiche di Charlie Chaplin non esitò ad acquistare un’intera collezione di film di serie B di cui nulla gli importava.
È morto martedì 31 gennaio.

Foto Ansa

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