I soldati azeri decapitano civili armeni inermi. «Ecco come ci vendichiamo»

I video scioccanti circolati su internet sono stati confermati da un’inchiesta indipendente del Guardian. I crimini sono avvenuti nei villaggi conquistati dall’esercito azero

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Il fotogramma di un filmato in cui un soldato dell’Azerbaigian taglia la testa a un civile armeno

Due civili armeni in età avanzata sono stati decapitati da soldati dell’Azerbaigian in uniforme in uno dei crimini di guerra più cruenti compiuti durante il recente conflitto tra le forze azere e la Repubblica dell’Artsakh appoggiata dall’Armenia nel Nagorno Karabakh. I filmati dell’uccisione sono circolati sui social media a fine novembre e inizio dicembre e ora il Guardian è riuscito a verificarne la veridicità. I crimini efferati sono stati compiuti sui civili rimasti nei villaggi conquistato dall’esercito azero.

«ECCO COME CI VENDICHIAMO: TAGLIANDO TESTE»

Dopo sei settimane di guerra, il 9 novembre l’Armenia è stata costretta a riconoscere la sconfitta contro gli azeri, sostenuti dalla Turchia di Recep Erdogan, e a firmare un «accordo estremamente doloroso» che impone la cessione di ampie porzioni di territorio del Nagorno Karabakh al controllo degli azeri. Migliaia di residenti hanno dovuto abbandonare le proprie case e scappare in Armenia. Il dittatore dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, si è appellato alla popolazione in fuga spiegando che non aveva nulla da temere e che poteva rimanere nelle città controllate da Baku. I filmati circolati online, e verificati in modo indipendente, dimostrano chiaramente perché gli armeni sono scappati.

In un video si vede un membro dell’esercito azero che con un coltello sgozza e decapita un uomo armeno, per poi porre la testa mozzata su un animale morto, mentre una voce fuori campo afferma: «Ecco come ci vendichiamo: tagliando teste». Due residenti del villaggio di Madatashen hanno identificato la vittima come Genadi Petrosyan, 69 anni, che si era trasferito negli anni 80 dalla città azera di Sumgait. L’uomo si era rifiutato di abbandonare il villaggio, nonostante l’esercito azero fosse prossimo a conquistarlo.

«L’OCCIDENTE È RIMASTO IN SILENZIO»

Il capo villaggio, Eduard Hayrapetyan, ha dichiarato di conoscere Petrosyan da tre decenni. Ha parlato con lui al telefono l’ultima volta il 28 ottobre, quando l’uomo gli disse che gli azeri avevano ormai preso la città. Poi non lo ha più sentito e dopo settimane di silenzio è circolato il filmato. «Avrei dovuto portarlo via di là, non riesco a farmene una ragione».

Artak Beglaryan, attivista per i diritti umani, parlando con il giornale britannico punta il dito contro l’Occidente per non aver preso posizione contro questi crimini: «I paesi occidentali sono rimasti in silenzio. Hanno il dovere di parlare di queste cose, questi crimini vanno processati». Il filmato della decapitazione sarà oggetto di una azione penale internazionale da parte di due attivisti per i diritti umani armeni. L’autenticità del video è stata anche confermata da Amnesty International.

«GLI AZERI VOLEVANO UMILIARCI»

In un altro video diffuso su Telegram il 7 dicembre si vedono due soldati con l’uniforme azera immobilizzare un uomo armeno di fianco a un albero e tagliargli la testa. Tre residenti del villaggio di Azokh hanno identificato l’uomo come Yuri Asryan, 82enne che non aveva voluto abbandonare il villaggio il 20 ottobre mentre si avvicinavano le truppe dell’Azerbaigian. Georgi Avesyan, uno degli uomini che l’hanno identificato e capo storico del villaggio fino al 2019, ha spiegato che «era un tipo che non parlava molto. Semplicemente non voleva andarsene da casa sua». I familiari dell’uomo hanno confermato al Guardian la sua identità.

Ci sono centinaia di video come questi due che testimoniano atrocità commesse soprattutto dall’esercito azero. Un avvocato che si batte per la difesa dei diritti umani, Siranush Sahakyan, ha presentato 75 casi di abusi a danno di armeni presso la Corte europea dei diritti umani. In un terzo video, il residente di un villaggio di nome Kamo Manasyan viene pestato con il calcio del fucile da un azero. Suo nipote, Gagik, che ha confermato l’identità dello zio, spiega: «Ho fatto fatica a vedere il filmato per la sua crudeltà. Gli azeri volevano umiliarci, volevano dimostrare di aver vinto la guerra».