I No-Tav occupano il Comune di Milano. E oltraggiano i partigiani

Una ventina di manifestanti ha protestato oggi a Palazzo Marino. Il Motivo? Un incontro col magistrato Caselli organizzato dall’Associazione Nazionale Partigiani. I No-Tav continuano a rifarsi ai valori della Resistenza, ma l’Anpi continua a scaricarli.

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Erano circa una decina, dal centro sociale milanese “Il Cantiere”. Hanno occupato la bella Sala Alessi di Palazzo Marino, dove ha sede il Comune di Milano, mentre altri dieci loro compagni rimanevano nel cortile interno a protestare con bandiere e megafoni. La voce dei No-Tav è tornata a farsi sentire questo pomeriggio, in occasione del incontro con il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, che si sarebbe dovuto tenere alle 18 appunto nella sala occupata. Il magistrato è al centro delle critiche per aver coordinato le indagini che hanno portato all’arresto di tanti militanti No-Tav nelle scorse settimane. 

Ma non solo Caselli. Obbiettivo dei manifestanti era anche l’Anpi, colpevole di aver organizzato l’incontro: “Non usate la memoria dei vecchi partigiani contro i partigiani di oggi. Da che parte fischia il vento”, recitava lo striscione esposto dai No-Tav presenti nel cortile. “Mio nonno partigiano me l’ha insegnato, resistere non è un reato”, scriveva un altro cartello. Immediato l’intervento della polizia, così come le condanne politiche e la solidarietà espressa da più parti a Caselli. L’Anpi sarebbe sotto accusa per le dichiarazioni che, solo qualche settimana fa, il presidente Carlo Smuraglia aveva rilasciato in merito al movimento che lotta contro la Torino-Lione, colpevoli di essersi rifatti troppo liberamente ai valori della Resistenza partigiana: «Nessuno pensi di tirarci per la giacchetta. L’Anpi non è No-Tav».

I più arrabbiati paiono proprio loro, i vecchi partigani: «Ho 89 anni e ho fatto il partigiano», ha detto Antonio Pizzinato, presidente di Anpi Lombardia, «Quindi sono loro che si mettono contro i partigiani, che si sono battuti per un Paese democratico, con regole democratiche e senza violenza».

 

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