I migranti nigeriani fanno causa all'Italia

L’accusa è di aver violato i loro diritti e messo a repentaglio la loro vita affidandola al soccorso della motovedetta della guardia costiera libica

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Un gruppo di migranti nigeriani, sopravvissuti a una traversata in mare il 6 novembre del 2017, ha presentato un ricorso contro l’Italia alla Corte europea dei diritti umani (Cedu). L’accusa è di aver violato i loro diritti e messo a repentaglio la loro vita affidandola al soccorso della motovedetta della Guardia costiera libica.

Il caso è stato presentato a Strasburgo la settimana scorsa: in diciassette, patrocinati dagli avvocati di Global Legal Action Network, hanno sostenuto che il nostro paese ha violato più articoli della Convenzione europea sui diritti umani, inclusi quelli che proibiscono la tortura, la schiavitù, trattamenti inumani e il mettere in pericolo la vita, tutte condizioni che due dei migranti respinti in Libia sono stati costretti a subire insieme a violenze, abusi, percosse, scosse elettriche, durate mesi prima di poter partecipare ai programmi di rimpatrio dell’Organizzazione internazionale per le Migrazioni e tornare in Nigeria.

LA TESI DI SUPERSTITI E AVVOCATI. Secondo i sopravvissuti al naufragio – in cui morirono 20 persone e 59 vennero soccorse e riportate in Italia dalla nave umanitaria tedesca Sea Watch contattata da Roma –, il governo italiano è responsabile di respingimenti per procura, «fiancheggiare la guardia costiera libica nei respingimenti delle barche dei migranti è solo un modo per camuffare la nuova strategia italiana: combattere l’immigrazione irregolare nel Mediterraneo intrappolando i migranti in quello che il ministero degli Esteri italiano ha già ribattezzato “l’inferno” di Libia», ha dichiarato ai giornalisti Violeta Moreno-Lax, uno dei legali dei migranti.

Già nel 2012 l’Italia era stata condannata dalla Cedu per aver restituito alcuni cittadini eritrei e somali direttamente alle autorità libiche, nonostante le violazioni documentate nei centri di detenzione del paese, mettendo a rischio la loro vita. In questo caso però avrebbe agito attraverso l’azione della motovedetta, una delle sette donate fino ad oggi a Tripoli come previsto dal Memorandum d’intesa firmato dai due paesi, e finanziando con l’Ue la formazione e il coordinamento di circa 190 guardie costiere libiche.

Il processo legale potrebbe richiedere fino a tre anni, ma secondo Global Legal Action Network in caso di vittoria dei migranti, oltre a pagare pesanti risarcimenti, l’Italia sarebbe costretta ad abbandonare la sua politica di equipaggiamento, addestramento e coordinamento della guardia costiera libica.

Foto Ansa

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