Hong Kong vince la prima battaglia, ma la guerra è ancora lunga

La governatrice Carrie Lam annuncerà oggi il ritiro formale della legge sull’estradizione, che avrebbe dato poteri enormi alla Cina. Ma i manifestanti hanno altre quattro richieste

Dopo oltre due mesi di manifestazioni oceaniche, la popolazione di Hong Kong sta per mettere a segno la prima eclatante vittoria contro Pechino. Come rivelato da Reuters, la governatrice della città autonoma, Carrie Lam, annuncerà oggi con ogni probabilità il ritiro formale della legge sull’estradizione. La norma, che avrebbe autorizzato il governo a estradare in Cina tanto i residenti quanto gli stranieri che Pechino considera «criminali», avrebbe permesso al regime comunista di condurre una campagna repressiva senza precedenti in un territorio che, almeno teoricamente, dovrebbe restare autonomo fino al 2047.

«SE AVESSI SCELTA MI DIMETTEREI»

La decisione della governatrice, che per mesi si è rifiutata di cedere alle richieste di milioni di manifestanti, arriva il giorno seguente alla diffusione, sempre da parte di Reuters, del discorso tenuto da Lam a porte chiuse davanti a imprenditori e finanzieri della città. Durante l’intervento la governatrice ha ammesso di aver causato un «caos imperdonabile» e ha velatamente riconosciuto di avere le mani legate dalla Cina: «Se avessi scelta», se cioè Pechino non lo impedisse, ha dichiarato, «la prima cosa che farei è dimettermi».

La notizia è stata accolta con un misto di gioia e diffidenza da parte della popolazione di Hong Kong. Non è chiaro però se i cittadini smetteranno di protestare dopo aver ottenuto il ritiro della legge. Il deputato Eddie Chu, ad esempio, ha scritto su Facebook: «Se la notizia è vera, allora cambieremo il nostro slogan in “Quattro richieste fondamentali, non accetteremo niente di meno”».

LE ALTRE QUATTRO RICHIESTE

Fino ad oggi infatti il Fronte per i diritti umani civili, che comprende più di 50 gruppi pro democrazia e che ha lanciato le proteste, ha inoltrato cinque precise richieste al governo: ritirare la legge, ritrattare il modo in cui sono state definite le manifestazioni, «sommosse», liberare gli oltre mille studenti arrestati, avviare un’indagine indipendente sulle violenze ingiustificate della polizia e permettere alla popolazione di votare per le elezioni del Consiglio legislativo e del governatore a suffragio universale (richiesta la cui soddisfazione non può prescindere però da Pechino).

Resta da capire anche come reagirà la Cina. Il Global Times ha bollato l’annuncio come «fake news», anche se una fonte del ministero degli Esteri ha affermato di «rispettare e comprendere» Carrie Lam. Il partito comunista nelle ultime settimane ha definito i manifestanti «terroristi» e «nemici della patria», schierando truppe e carri armati a Shenzhen, a 20 km dalla città, pronti a intervenire.

La battaglia di Hong Kong per la sua autonomia andrà avanti. Nel frattempo, la popolazione ha messo a segno il primo punto contro l’oppressione cinese.

Foto Ansa