Cina: «Il nostro esercito non resterà a guardare le proteste a Hong Kong»

Quattro attivisti pro democrazia sono stati arrestati oggi nella città autonoma, mentre il regime comunista fa sfilare i blindati in piazza

Quattro importanti attivisti pro democrazia sono stati arrestati ieri a Hong Kong alla vigilia di una nuova imponente protesta che dovrebbe svolgersi nel fine settimana nella città autonoma. I giovani Joshua Wong (leader della Rivoluzione degli ombrelli del 2014) e Agnes Chow, membri del partito Demosisto, sono stati arrestati venerdì mattina. Andy Chan, fondatore del partito nazionale di Hong Kong, è invece stato detenuto giovedì notte mentre stava per imbarcarsi su un aereo diretto in Giappone. Anche Cheng Chung-tai è alla sbarra. I quattro attivisti, spiega la Bbc, si aggiungono alle 900 persone arrestate da giugno, quando sono cominciate le proteste contro la legge sull’estradizione.

NUOVA PROTESTA CANCELLATA

Tre sono accusati di «incitamento alla partecipazione ad assemblee non autorizzate» e di «partecipazione consapevole ad assemblee non autorizzate». Wong, uscito di prigione il 17 giugno per le precedenti proteste, è anche accusato di aver organizzato una di queste assemblee, in riferimento alla manifestazione davanti al quartier generale della polizia del 21 giugno scorso.

Domani il Fronte per i diritti umani e civili aveva organizzato una nuova oceanica protesta, ma la polizia ha negato l’autorizzazione e per il momento la manifestazione è cancellata. Milioni di persone, di ogni età ed estrazione sociale, scendono in piazza da due mesi a questa parte per protestare contro una legge che potrebbe aumentare la repressione di Pechino a Hong Kong. I manifestanti hanno chiesto ripetutamente alla governatrice Carrie Lam di cancellare la legge, ma non sono stati ascoltati.

L’ESERCITO CINESE «NON STARÀ A GUARDARE»

La situazione è diventata ancora più tesa dopo che nei giorni scorsi Lam ha annunciato che potrebbe addirittura introdurre la Emergency regulations ordinance. La normativa simile allo stato d’emergenza le darebbe poteri illimitati, compreso quello di chiedere l’intervento dell’Esercito di liberazione del popolo cinese per reprimere le manifestazioni popolari.

Il regime comunista, che da mesi attraverso i suoi quotidiani diffonde fake news chiamando i manifestanti «terroristi» e invocando a «eliminare queste merde di topo», continuare a minacciare in modo sempre meno velato la popolazione. Il Quotidiano del popolo oggi ha scritto che le truppe cinesi a Hong Kong «non staranno a guardare» mentre la situazione nella città autonoma continua a peggiorare. Come riportato da Reuters, giovedì il partito comunista ha anche completato la rotazione delle truppe cinesi a Hong Kong, circa 8-10.000 effettivi che sono sfilati di notte per le strade della città. Pechino ha anche ammassato truppe antisommossa, paramilitari e carri armati a Shenzhen, a circa 20 km da Hong Kong, informa il South China Morning Post.

Ieri intanto, come scrive Hong Kong Free Press, il vicecomandante della polizia di Hong Kong ha inviato un’email a tutte le forze dell’ordine, intimando loro di smettere di chiamare i manifestanti «scarafaggi».

Foto Ansa