Giuro che non ho fatto apposta, ma ho visto il Volo e suor Cristina in tv (e mi son piaciuti)

«Più che uno scandalo la preghiera è una bambina che prende in contropiede, lascia lo spettacolo in mutande, fa cadere la maschera, sconcerta il pubblico»

Per il sottoscritto la televisione è un bene obsoleto. L’ultima volta che mi si sono fulminate le valvole, non ho pregato Dio di mandarmi l’elettricista. Ho preso e ho buttato tutto in discarica. Per un buon annetto nessuno degli otto componenti il nostro nucleo famigliare ne ha sentito la mancanza.

Poi, cosa vuoi fare, lo snob? Il cacadubbi con quelli che vogliono vedere Brad Pitt o don Matteo, il calcio piuttosto che Amici? E così ci siamo riportati in salotto lo “scassa maroni” che ci ingombra la rimpatriata serale.

Però questa settimana, per due sere consecutive e in tardissima serata, lo schermo parlante ha avuto la sua bella attrattiva. Che invidia questi Volo, fantastico trio di ragazzini che Bruno Vespa ha ospitato l’altra sera a Porta a Porta, dando dimostrazione di potenza nazional popolare proprio da una pingue  e sfasciata Rai che dicono dovrà perdere almeno 150 milioni di chili, rimettersi in conto economico sostenibile e mettere a dieta perfino il canone (ci credo poco).

Il Volo, inventati da una specie di mago zurlì formato donna e programma meridionalista come ce ne sono tanti, fatto per gli scarraffoni a mamma sua che sognano e sognano di diventare una Lady Gaga o un chenesò yankee (con sto sogno ci hanno affettato la mascella, un po’ come il camionista di un certo film dell’orrore), sono stati resi famosi fuori dalla provincia italiana grazie a Tony Renis. Un tale che è stato bischeramente criticato dai soloni nostrani ma che fece dire a Adriano Celentano almeno una cosa intelligente nella sua vita, e cioè «ho anch’io amici criminali». Bene, questo trio di rispettivamente 18, 19 e 21 enni, ha fatto fare un botto a mamma Rai, che a zio Bruno gli sono tornati gli anni e la voglia di andare a ballare al Bandiera Gialla. Tre talenti tenorili di un’Italia che fa ancora impazzire l’estero con l’Aida e producono una quantità di soldini che qui ci sogniamo davvero. Spettacolo, finalmente, altro che le due mappazze così che ci fanno le strapagate e noiosissime prediche dei don Fazio Fabio e frati indovino Saviano.

Dopo di che, 24 ore dopo, rieccoti a incrociare intorno alla mezzanotte una suorina mingherlina e svelta, voce da Mina e personalità niente scema. Con la sua umile determinazione calca il palcoscenico delle canzonette con professionalità da cantante di Broadway e schiantando gli scimmiottatori dei guru del rock. Infine – mai vista questa, proprio mai – fa recitare in tv il “Padre Nostro” in perfetta nonchalance, così, come se fosse una bella borraccia d’acqua fresca lanciata al corridore esausto che passa in cima al Passo Sella.

J-Ax si rianima dal ruolo di coach del put – dice all’altro dei Liftiba, «oddio adesso prendiamo fuoco» – e capisci che più che uno scandalo la preghiera è una bambina che prende in contropiede, lascia lo spettacolo in mutande, fa cadere la maschera, sconcerta il pubblico. E per un attimo, un lungo mezzo minuto, lo spettacolo diventa persone messe davanti a qualcosa che “spacca” davvero.