Grillo cita Pelù per attaccare Renzi: «Il boy scout di Licio Gelli»

È polemica dopo la frase del rocker fiorentino ieri sul palco del concerto del primo maggio: «Non vogliamo elemosine da 80 euro». Intanto c’è chi ricorda vecchi rancori tra il cantante e l’ex sindaco

È polemica dopo la frase usata ieri dal rocker Piero Pelù, al concertone del primo maggio a Roma: Pelù aveva definito il premier Matteo Renzi «Il non eletto, ovvero il boy scout di Licio Gelli». Queste stesse parole sono state usate come titolo da Beppe Grillo per il suo ultimo post di attacco a Renzi.

«NON VOGLIAMO ELEMOSINE». Grillo nel suo post si è limitato a riportare integralmente le frasi di Pelù: «Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo lavoro. Il nuovo arrivato, il boy scout di Licio Gelli deve capire che in Italia c’è un grande nemico: disoccupazione, corruzione, voto di scambio, mafia, ‘ndrangheta, camorra. La nostra è una guerra interna. Il nemico è dentro di noi. Gli unici cannoni che ammetto sono quelli che dovrebbe fumarsi Giovanardi». In attesa di repliche al post di Grillo, intanto sono stati diversi gli attacchi al rocker fiorentino giunti dal Pd.

«MATTEO STAI TRANQUILLO». Il primo a commentare è stato Francesco Nicodemo, responsabile della Comunicazione della segreteria del Pd: «Da fata Morgana alle scie chimiche, “all’elemosina degli #80euro”. Il cerchio di Pelù si chiude, non c’è che dire» ha scritto con un pizzico di ironia su twitter. Poco dopo è stato seguito da Pina Picierno, candidata del partito alle europee nella circoscrizione Sud (e che sempre per una battuta sugli 80 euro, «ci si può fare la spesa per due settimane», la settimana scorsa era stata messa alla berlina in rete). Via twitter Piecierno ha scritto: «Quando la buona politica va veloce, succede che pure il rock diventa lento. Piero Pelù esci dai panni del rocker». Scherzoso il deputato Pd Marco Di Maio: «Se a dare la linea agli oppositori del Governo #Renzi è Piero #Pelù, vuol dire che Renzi sta lavorando bene e può star tranquillo».

VECCHIE ACREDINI. Oltre che dalla politica si è levata qualche critica anche dai media. Anche il giornalista Gad Lerner si è affidato a twitter: «Piero Pelù in concerto è libero di dire ciò che vuole, ma definire Renzi “il boy scout di Licio Gelli” per me resta una fesseria». Intanto sia il Corriere della sera che Repubblica hanno rispolverato una vecchia polemica tra il cantante e l’allora sindaco di Firenze. Pelù è stato per un anno direttore artistico dell’estate fiorentina, ma il suo contratto non è stato rinnovato quando Renzi è diventato primo cittadino. Secondo Pelù ciò è accaduto per sua scelta, secondo altri il rocker ce l’avrebbe ancora con il premier per questo motivo. In un post su facebook però Pelù oggi ha voluto spiegare: “lo so che ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame, non volevo certo offendervi. E’ chiaro che 80 euro al mese aiutano un mensile che sta tra i 700-1200 euro al mese ma il problema di fondo rimane: dove sta il lavoro, quello a tempo indeterminato che ti garantirà stabilità e poi la tanto agognata pensione? Io parlo da persona libera da schemi di partiti e/o movimenti, ho avuto a che fare quanto basta con la politica italiana per capire che questa mossa da 80 euro di Renzi è una gran trovata pre-elettorale di grande effetto. Tutti bravi tutti buoni, ma solo in tempo di elezioni”.