Grecia, la cura non funziona. «Così non si vive»

Manca il lavoro, la gente non sa come pagare le bollette, le tasse sono oltre il 60 per cento, le pensioni decurtate, i giovani guadagnano 400 euro. E ci sono 13 mila migranti bloccati sulle isole

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tratto dall’Osservatore Romano – «La situazione resta difficile. Non riusciamo a camminare da soli. I numeri indicano un’uscita dalla crisi, ma la qualità della vita dei greci è peggiorata. Abbiamo fatto e continuiamo a fare tanti sacrifici, ma non vediamo luce in fondo al tunnel»: è quanto afferma Maria Alverti, direttrice generale di Caritas Grecia, a poco più di un mese (20 agosto) dalla prossima uscita del paese dal programma di aiuti della cosiddetta troika (Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea) avviato a maggio del 2010 per evitare la bancarotta.
Ue, Fmi e Bce hanno erogato alla Grecia, in otto anni, 288,7 miliardi di euro, prestiti che il paese è chiamato a ripagare mettendo in campo una serie di dure riforme e tagli alla spesa pubblica. Ma dopo otto anni di cure drastiche, la Grecia non è guarita dalla sua crisi.
«TRADITI DALL’UE». «Non è una questione di cibo che manca. La gente — spiega al Sir la direttrice generale della Caritas — è stressata e angosciata perché non sa come pagare le bollette. La vita di tutti i giorni presenta ostacoli enormi per la mancanza di lavoro, per un sistema sanitario che non offre più cure adeguate se non a pagamento; gli stipendi sono stati decurtati, le tasse sono oltre il 60 per cento, abbiamo subito tagli alle pensioni e allo stato sociale».
Un programma di austerity che ha allontanato le persone dalla politica: «I greci — sottolinea Maria Alverti — hanno perso fiducia nei loro governanti e soprattutto nell’Unione europea». Nelle pieghe della crisi economica greca se ne legge un’altra: «I greci si sentono traditi dall’Ue non solo per la politiche di austerity imposte al paese ma anche perché ritengono di essere stati abbandonati a se stessi davanti alle ondate migratorie».
L’ONDATA MIGRATORIA. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, 13.000 dei circa 50.000 migranti e richiedenti asilo sono bloccati nelle isole greche. «La società è inerte e pare non reagire. La crescita dell’estrema destra nasce proprio da questo sentimento. Le misure della troika dovevano essere condivise e non solo imposte. Tra i più vulnerabili ci sono i giovani. Chi è rimasto e ha trovato un lavoro guadagna 400 euro al mese, spesso in nero. Così non si vive», conclude la direttrice della Caritas.
Foto Ansa

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