Governo, Letta prova a prendere tempo. Pd favorevole al rimpasto

Dal Messico il premier ha ribadito che tutto è rinviato al 16 gennaio, dopo la direzione del Pd. Letta ha ribadito: «Ho fiducia in Renzi». Franceschini:«Sì al rimpasto, ma non cambiamo Saccomanni»

La situazione del governo appare sempre più delicata allo stesso premier Enrico Letta, malgrado i diecimila chilometri di distanza che separano il Messico, dove si trova, da Roma. Tra lo scandalo del ministro Nunzia De Girolamo e le ultime “picconate” del segretario Pd Matteo Renzi, l’ipotesi di un rimpasto di governo sembra più definita.

TUTTO RINVIATO AL 16 GENNAIO. Le parole del segretario Pd, ieri in un’intervista al Corriere della sera, hanno avuto il valore del bimbo che nella favola urla che il re è nudo: «Non si rischia nessuna rottura – ha detto ieri Renzi –, ma guardiamo la realtà. La popolarità del governo è ai minimi, non ci sono più le larghe intese, né l’emergenza finanziaria. Se mi chiedono cos’ha fatto il governo in questi undici mesi, faccio più fatica a rispondere. La disoccupazione è aumentata. Enrico non si fida di me, gliel’ho detto l’altro giorno. Ma sbaglia, io le cose le dico in faccia». Sono parole che continuano a rimbombare nella testa del premier: sebbene ieri a Che tempo che fa, il vicepremier Angelino Alfano abbia difeso in tutti modi la tenuta del governo e la stessa De Girolamo (vittima, comunque, di intercettazioni abusive e illecite, e De Girolamo non è neppure indagata), oggi Letta, ai giornalisti parla ancora dell’intervista di Renzi. «Invece io di Matteo mi fido e sono convinto che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene insieme» ha detto oggi il premier. Che poi ha aggiunto poco altro, ovvero che «ogni decisione è rinviata a dopo il 16 gennaio», data della prossima direzione del Pd. Per il premier il suo futuro (quindi quello del Paese) non può essere scisso dal futuro del suo partito: l’idea di Letta è quella di lavorare ancora sull’agenda 2014, anche con il contributo dei partiti, di salvarsi in corner con un accordo sulla legge elettorale. Il vicepremier Alfano ieri, a Che tempo che fa, ha chiaramente avvertito: «Letta e Renzi facciano quello che pare a loro nella vicenda interna al Pd, purché non scarichino le questioni interne al partito sull’Italia». Poi ha avvertito: «Se il governo dimostrerà di essere utile all’Italia non ci saranno elezioni anticipate, ma se ci sarà paralisi, stallo, sarà bene andare a votare» e ha puntualizzato, ad esempio, che «Se il Pd mettesse in agenda la questione dei matrimoni gay, noi facciamo cadere il governo».

FRANCESCHINI «SI’ AL RIMPASTO». Stamattina è intervenuto il ministro per i Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini (Pd), che ha detto sì all’ipotesi di un rimpasto: «I partiti della maggioranza diranno al premier come la pensano, poi si potrà, sulla base di quello, non mi scandalizzo, anche rinnovare la squadra». Franceschini ha però sottolineato che non andrebbe cambiato il ministro dell’Economia: «Fabrizio Saccomanni è la persona che ha dato credibilità in Europa. Non credo proprio che qualche errore gestionale del suo ministero possa mettere in discussione una delle garanzie del governo in Europa». Poche dopo è stato l’ex ministro Paolo Gentiloni (Pd) a intervenire, chiedendo le dimissioni di De Girolamo. Seguito di poco dal deputato Sandro Gozi (Pd) che, a prescindere dal caso specifico, ha ricordato a Letta che «A noi interessa reimpostare le politiche del governo, non rimpastare le donne e gli uomini: questa è la priorità, e se questo viene fatto, ha senso proseguire su questa strada. Noi vogliamo spingere il governo a fare cose fondamentali, poi sarà Enrico Letta a decidere se sulle cose che vogliamo fare debbano esserci modifiche o meno». Tutto è accaduto proprio mentre il Quirinale ha ufficialmente accettato le dimissioni di Stefano Fassina da viceministro dell’Economia.