Il governo denunciato per “concorso in genocidio”. E non è un film di Nino Frassica
Il diritto internazionale è diventato la prosecuzione di un film di Nino Frassica. Giusto a questo pensavo vedendo Francesca Albanese sorseggiare birra ospite dei due comici Raponi e Tinti, nel loro format di, meritato, successo Tintoria: tra un Nino Frassica, appunto, un Paolo Hendel, un Neri Marcorè, una Gialappa’s Band, ecco la Relatrice speciale.
Viene da chiedersi, perché non ho seguito tutta la puntata, mea culpa, mea maxima culpa, se anche lei sia stata sottoposta alla domanda della rubrica fissa che va sotto il nome di “cacare in discoteca”. Mi auguro di no.
Credevo, con questa immersione della Relatrice speciale nel contesto comico, di aver raggiunto il picco, lo zenith della trasformazione in materia dadaista dei drammi della storia, delle tragedie fiammeggianti e infuocate, interpolate giusto di attori minori come i dipendenti del Comune di Napoli che con petizione hanno chiesto di rimuovere la Coca-Cola, complice ai loro occhi affaticati dal troppo lavoro di genocidio, dai distributori automatici degli uffici comunali. Sbagliavo. Sbagliavo grossolanamente.
Perché lo scettro, in queste montagne russe del sensazionalismo umanitario, va senza dubbio alcuno alla clamorosa denuncia presentata presso la Corte penale internazionale da una agguerrita pattuglia di Giuristi per la Palestina e firmata dal gotha del circoletto engagé italico: Maurizio Acerbo, Giorgio Cremaschi, Angelo D’Orsi, Luigi De Magistris, Alessandro Di Battista, Ugo Mattei, Tomaso Montanari, Laura Morante, Moni Ovadia, tra i molti. In pratica una puntata di un qualunque programma di La7 che si trasferisce armi, bagagli e carte bollate presso le austere, si fa per dire, sono in realtà orrende architettonicamente, aule di questa Corte che dovrebbe esercitare giustizia nei casi di violazione patente dei diritti umani e di genocidio.
Norimberga 4.0 per Meloni, Crosetto, Tajani e Leonardo
E chi avranno mai denunciato? Ma ovvio: Giorgia Meloni e i suoi ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani, e per non farsi mancare niente pure l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, secondo quanto la stessa Meloni ha rivelato in televisione. In questa ipotetica e dadaista Norimberga 4.0, tra i faldoni che hanno già ospitato galantuomini resisi protagonisti di crimini contro l’umanità in Congo, nel Darfur o in Burundi e che vanno assommando pure le gesta di Vladimir Putin in Ucraina, e dove si è trascinato il governo israeliano, si vorrebbero sottoporre a processo i vertici politici del nostro paese per aver foraggiato e armato Israele e per non aver coadiuvato la Flottiglia.
I primi a indignarsi e preoccuparsi per questa roba dovrebbero essere i palestinesi, perché con certi difensori della causa non si va tanto lontano. Si finisce in quel gorgo nero dentro cui ti immagini un Hess o un Von Ribbentrop o un Rosenberg intenti a dire con voce meridionale “questa è una cosa di una certa gravidanza”.
Non c’è più nulla di serio. Nulla di sacro. Diventa tutto spettacolo tragicamente egoriferito, narcisistico, in cui ci si specchia invece che nelle acque di un ruscello nella carta delle lettere, delle petizioni, degli appelli e ora pure delle denunce.
Il diritto internazionale non esiste
C’è quoziente di revanche politica in questo lawfare all’amatriciana, il non sapersi rassegnare ad esiti elettorali sgraditi, antipatia personale, odio politico, e c’è quota di presenzialismo esibito, di virtue signalling militante. Poco importa a questi firmatari che l’Italia sia uno dei paesi più esposti sul fronte umanitario per Gaza, il più esposto e attivo a livello europeo, come conferma Pagella Politica in un suo fact-checking del 6 ottobre, con la distribuzione di 2.300 tonnellate di aiuti e vari corridoi umanitari aperti per far arrivare palestinesi in Italia, per curarsi o studiare. No, l’Italia governata da Meloni, ai loro occhi, è l’equivalente postmoderno della Germania nazista, della Serbia di Milosevic. Leonardo, ci si immagina arrivati a questo punto di inaudita patafisica politico-giudiziaria, la prosecuzione degli Einsatzgruppen di Otto Ohlendorf o delle Tigri di Arkan.
In teoria, non ci sarebbe nulla da ridere ma la situazione è talmente grottesca, assurda, kitsch, quando leggi una denuncia per “concorso in genocidio” contro il governo italiano e contro Leonardo, da far cadere la maschera, una volta per tutte, e rivelare quel segreto di Pulcinella che da secoli si addensava canuto sotto gli occhi dei giuristi e dei sovrani: il diritto internazionale non esiste.
Il diritto internazionale è la morale che cerca di incunearsi nella convenienza strategica dell’azione dei governi mondiali; ma quando la convenienza cessa, torna forte la politica, e con essa la forza. Lo dimostrano proprio loro, i firmatari sottoscrittori, che hanno scelto di fare politica, e promozione di sé, ricorrendo alla via giudiziaria, facendo scadere proprio con ciò il senso di un diritto che dovrebbe invece sanzionare le reali condotte violative del diritto umanitario.
Da quale pulpito
Leggetele quelle firme. Leggetele bene. Attori, presenzialisti televisivi, rettori presenzialisti televisivi, storici che elogiano la Bielorussia e poi spediscono la Meloni a L’Aia. I convincimenti politici di quei denuncianti sono noti, e nessuno di questi convincimenti affonda le proprie radici in tradizioni politiche rispettose dei diritti umani. Anzi; si tratta di tradizioni che hanno brandito e agitato la bandierina dei diritti umani, dell’emancipazione, della libertà, salvo poi far piombare il mondo, come ricordava Carl Schmitt ne Le categorie del politico, nell’inferno del sangue e della repressione. Uno le lezioni di morale umanitaria dovrebbe farsele impartire da loro?
In quegli atti, Hamas e le sue carneficine sono appendice evanescente. Il terrorismo dei gruppi armati palestinesi un refolo gentile. Hamas e la Jihad islamica e tutti gli altri gruppi armati che il 7 ottobre, ma mica solo il 7 ottobre, sono sciamati in Israele i diritti umani non li hanno mica violati. Quando dei militanti palestinesi, così ebbri da riprendere tutto in video, e fornendo così prova granitica che solo i mentecatti fidelizzati negano, hanno preso una donna israeliana incinta all’ottavo mese e l’hanno sventrata col coltello reggendola mani e piedi in una sorta di supplizio medievale, e prendendola a schiaffi per non farle perdere l’osceno spettacolo di cui era al contempo vittima e spettatrice, evidentemente nessun diritto umano è stato violato.
Il carrozzone sbilenco dell’Onu
La stessa Corte penale internazionale, l’Onu e le sue agenzie, a conferma di quanto il diritto internazionale non sia vero diritto ma solo geometria di gioco politico con variabili più o meno consolidate a seconda dei momenti storici, sono da tempo rifluiti a dispositivi di terzomondismo militante. Valuti l’Italia se permanere in quel carrozzone sbilenco, usato ormai come palcoscenico teatrale per reclamare non il rispetto dei diritti umani ma solo la tragica voglia della sinistra antioccidentale di riscattarsi politicamente, dopo ogni batosta elettorale.
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1 commento
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In concretezza, che possibilità c’è che questa corte internazionale possa prendere in considerazione l’accusa?
Poi, dove trovare i nomi dei denuncianti?