Gotti Tedeschi: «Migliorare i conti dello Stato è un mezzo, non il fine»

Intervista al presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi sulla manovra: «Il vero problema è la crescita. Il risparmio delle famiglie italiane è ben 5 volte il debito pubblico. Bisogna investirlo nella crescita del Pil, non nella riduzione del debito»

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Pubblichiamo l’intervista a Ettore Gotti Tedeschi, uscita sul numero 50 di Tempi.

«Il vero problema è la crescita». Per il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi non si può affrontare il tema della manovra economica prescindendo da questo e dai punti di forza del paese: le piccole medie imprese e il risparmio degli italiani. «Il risparmio delle famiglie italiane – spiega il banchiere a Tempi – è ben 5 volte il debito pubblico. L’Italia è il paese che, dal 2007 ad oggi, ha ridotto di più il deficit in Europa. E di questo bisogna dare atto a Tremonti. Il problema è che è diminuito il Pil. Conseguentemente se io ho una risorsa scarsa come il risparmio come la investo? A riduzione del debito o a investimento per la crescita del Pil? Questo è il punto».

C’è il rischio che la fase dei provvedimenti pro crescita, non arrivi mai?
«Bisogna fare una premessa che riguarda la natura di un governo tecnico. Poiché esso per definizione è orientato a un breve termine (perché è il termine temporale che gli viene concesso) è portato a considerare come fini quelli che in realtà per un governo politico sono dei mezzi. Mi spiego. Il miglioramento dei conti dello Stato serve come mezzo ad attuare una politica (fine) che è il maggior benessere dei cittadini. Il fine dovrebbe essere sempre il bene comune e il benessere dei cittadini. Questo governo non si occuperà di una soluzione a lungo termine, ma è stato per sua natura obbligato a risolvere in tempi brevi dei problemi che da molto tempo non venivano affrontati».

Il governo mette mano anche alla questione dell’occupazione femminile, offrendo sgravi Irap alle imprese che assumono giovani e, appunto, donne. Cosa ne pensa?
«La questione femminile va affrontata secondo quello che è, ossia un problema di carattere culturale ed educativo, economico solo conseguentemente. Allevando 5 figli e avendo una laurea e una specializzazione all’estero, mia moglie ha dato un valore alla società. Un valore che purtroppo non è riconosciuto e non lo è per un problema culturale. Io studio per sapere, per essere pronto per avere quella sapienza che mi permette di agire nell’ambito delle cose in cui credo e a cui do priorità. Se le cose a cui do priorità sono la famiglia e i figli io impiegherò lì le mie capacità. Il mondo sembra comportarsi molto spesso in modo illogico perché disconosce alcune leggi naturali che riguardano la vita dell’uomo. Ecco il punto chiave che riguarda poi anche gli aspetti economici della famiglia e del ruolo dell’educazione dei figli in una società. Tutto questo non è solo disconosciuto, ma addirittura svilito».

Il punto è dunque riconoscere il valore della famiglia e dei figli nella società…
«Guardiamo un paese cattolico, o sedicente tale, come l’Italia a confronto con un paese laico come la Francia. La Francia ha scoperto che la crescita economica è legata alla crescita della popolazione. Il grande rischio che noi oggi stiamo correndo con questa crisi è di scoprire che la crescita economica vera e sostenibile si ha esclusivamente se cresce la popolazione e se si fanno figli e quando qualcuno lo scoprirà incomincerà a fare una politica di crescita per le famiglie per generare sviluppo economico. Ma lo farà ignorando l’aspetto morale che sta nella dignità unica dell’uomo (cfr. Humanae vita e populorum progressio). E così la stessa visione materialistica con cui si stimoleranno le nascite, sarà la stessa con cui si solleciteranno le morti. Perché se l’uomo è considerato esclusivamente uno strumento di crescita economica, quando gli anziani costeranno troppo per essere mantenuti si adotteranno della politiche tendenti a scoraggiare la “voglia di vivere”».

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