Gli “sfigati” che si laureano a 28 anni, il “cazziatone” e la verità scomoda di Martone

Il viceministro al Welfare Michel Martone dice che chi si laurea tardi è uno sfigato. Reazioni dure dalla rete e da diversi esponenti politici. Lui rettifica, ma ribadisce il concetto: «È stata un’uscita infelice e non avrei dovuto usare quel termine. Ma ho detto una verità scomoda, ho toccato un nodo scoperto e ho messo il dito nella piaga»

«Sfigati». Usa una parola dal gergo giovanile per definire chi si laurea dopo i 28 anni e lo fa durante un convegno dedicato alla giornata dell’apprendistato, davanti al sorriso stupito di Renata Polverini (diplomata in ragioneria, per la cronaca). Michel Martone — viceministro al Lavoro di 38 anni, «enfant prodige» del giuslavorismo e del governo Monti, con una famiglia di peso e sponsor come Maurizio Sacconi e Renato Brunetta — viene travolto da un diluvio di indignazione e ironie. Tanto da essere costretto a una parziale retromarcia, per aver trasgredito i dettami governativi della «sobrietà». (Corriere pag. 23)
Le agenzie battono così la frase incriminata: «Dobbiamo iniziare a far passare messaggi culturali positivi. Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo e che essere secchione è bello. Almeno hai fatto qualcosa». (Corriere pag. 23)

Dalle agenzie a Facebook a Twitter, piovono pietre, critiche e insulti. «Dal governo non sono obbligatorie le battute sprezzanti » (Nichi Vendola). «Irrispettoso, reazionario e inopportuno » (Gianfranco Rotondi, ex ministro pdl). «Ha perso un’occasione per tacere» (Fabio Giambrone, Idv). «Siamo sfigati ad avere un ministro così» (gli universitari di Tilt). «È un giovane invecchiato prematuramente» (la Giovane Italia, Pdl). «Non conosce la sofferenza dei giovani» (Flc-Cgil). «È uno yuppie» (Silvana Mura). «Ha un look da fighetto, si vergogni» (Angela Maraventano, Lega). «Un figlio di, in cerca di visibilità» (Fausto Raciti, giovani Pd). Martone non ci sta. In una nota fa marcia indietro sulla parola, ma non sul concetto. Spiega che si riferiva a chi si laurea «comodamente» a 28 anni, non a chi ritarda per motivi di lavoro, famiglia o salute. Promette di essere «più sobrio » ma sempre «sincero». Nega di aver ricevuto «cazziatoni » dalla Fornero, con la quale non ha un rapporto idilliaco. Il ministro con i cronisti scherza: «Sgridarlo? Già mi accusate di mobbing nei suoi confronti». (Corriere pag. 23)

Con il Corriere Martone si sfoga: «Non sono bravo a comunicare e non ho un ufficio stampa. È stata un’uscita infelice e non avrei dovuto usare quel termine. Ma ho detto una verità scomoda, ho toccato un nodo scoperto e ho messo il dito nella piaga». (Corriere pag. 23).