Gli americani che aderiscono a una religione ora sono una minoranza

Il tradizionale sondaggio Gallup sulla partecipazione al culto organizzato in America ne registra per la prima volta la discesa sotto il 50 per cento

Una donna in una chiesa cattolica in Texas, Usa

Gallup ha aspettato l’inizio della Settimana Santa per dare la notizia: nel 2020 per la prima volta da quando l’istituto raccoglie dati sull’argomento, cioè dal 1937, il numero degli americani che aderiscono a un culto religioso organizzato e frequentano un tempio è sceso sotto il 50 per cento. L’anno scorso solo il 47 per cento degli statunitensi ha dichiarato di partecipare ai riti e alle attività di una chiesa, di una sinagoga o di una moschea.

Nel 1937, quando la domanda venne posta per la prima volta, rispose positivamente il 73 per cento degli interpellati, e – quel che è più interessante – il dato è rimasto stabile per più di 60 anni: nel 1999 gli statunitensi che dichiaravano la propria partecipazione a una denominazione religiosa erano ancora il 70 per cento. Dopo quella data la percentuale ha cominciato a diminuire in modo continuativo, tanto che in 21 anni sono andati perduti 23 punti percentuali, arrivando così al 47 per cento del 2020. Questa flessione è accompagnata dall’aumento degli americani che dichiarano di non riconoscersi in alcuna religione: erano l’8 per cento nel 2000, sono diventati il 21 per cento oggi.

Grafico Gallup della diffusione della pratica religiosa negli Usa
Diffusione della pratica religiosa negli Usa. Fonte: Gallup

Flessione generalizzata

Tutte le possibili e immaginabili categorie di persone hanno partecipato alla flessione dell’appartenenza religiosa nell’ultimo ventennio: che si guardi al sesso, alla classe d’età, all’orientamento ideologico, alle simpatie politiche, alla collocazione geografica, eccetera, tutti i diversi gruppi hanno registrato una diminuzione nell’affiliazione a forme religiose organizzate nell’ultimo ventennio. Alcune però hanno contribuito più di altre.

Chi più, chi meno

I due sottogruppi che più hanno visto diminuire l’affiliazione religiosa nell’ultimo ventennio sono quelli degli elettori democratici e dei residenti della costa orientale: entrambi hanno perso ben 25 punti percentuali, passando dal 71 per cento medio del triennio 1998-2000 al 46 per cento del triennio 2018-2020 per quanto riguarda gli elettori democratici, e dal 69 per cento al 44 per cento i residenti della costa orientale. Il sottogruppo che ha avuto la minore flessione è quello dei cristiani protestanti, scesi di 9 punti percentuali dal 73 per cento del triennio 1998-2000 al 64 per cento del triennio 2018-2020.

Tracollo dei cattolici

Invece i cattolici hanno perso ben 18 punti, scendendo nello stesso periodo dal 76 al 58 per cento, cessando così di essere la Chiesa cristiana con la più alta percentuale di coincidenza fra la tradizione familiare e l’appartenenza effettiva. Il fenomeno si è materializzato nell’ultimo decennio: ancora nel triennio 2008-2010 l’affiliazione effettiva dei cattolici era leggermente superiore a quella dei protestanti, 72 per cento questi ultimi e 73 per cento i cattolici. In solo dieci anni i cattolici hanno perso 15 punti percentuali scendendo dal 73 al 58 per cento: nessun altro sottogruppo ha perso tanto nell’ultimo decennio.

Destra e sinistra, sposati e celibi

Due sottogruppi presso i quali le differenze nella pratica religiosa si sono molto diversificate nell’ultimo ventennio sono quello partitico e quello dello stato civile. Vent’anni fa i repubblicani erano un po’ più praticanti dei democratici, con una percentuale di affiliazione religiosa del 77 per cento fra i primi e del 71 per cento fra i secondi; oggi le distanze sono nettamente cresciute, coi repubblicani al 65 per cento e i democratici al 46 per cento.

Anche la differenza fra sposati e celibi non era molto marcata vent’anni fa mentre lo è oggi: nel periodo 1998-2000 era praticante il 71 per cento degli sposati e il 64 per cento dei non sposati; oggi la differenza è di 16 punti, coi primi al 58 per cento e i secondi al 42 per cento.

Classi di età e fasce geografiche

Dal punto di vista delle classi di età e della geografia, gli Stati Uniti appaiono oggi come un paese dove la partecipazione a una comunità di culto è scarsa fra i più giovani e ancora significativa fra gli anziani, ed è più forte nel Sud e più debole nell’Ovest. Frequentano chiese o sinagoghe o moschee il 58 per cento degli statunitensi residenti negli stati del Sud, ma solo il 38 per cento di quelli residenti negli stati dell’Ovest. Sono praticanti il 66 per cento dei nati prima del 1946 e il 58 per cento dei baby boomers, cioè dei nati fra il 1946 e il 1964; ma si scende al 50 per cento con la generazione X (nati fra il 1965 e il 1980) e al 36 per cento coi millennials (nati fra il 1981 e il 1996).

Gli Stati Uniti restano genericamente un paese religioso, dove il 48 per cento degli abitanti considera la religione «molto importante per la propria vita», e un altro 25 per cento «abbastanza importante».

@RodolfoCasadei

Foto Ansa