Giovanardi: «La sentenza della Cassazione sulla droga in gruppo non cambia la mia legge»

Intervista al senatore del Pdl, autore di un’importante legge sulla droga, che spiega come certa stampa miri a legalizzare la droga e come invece arginarne gli effetti distruttivi.

«Mistificano e censurano le notizie», così l’onorevole Carlo Giovanardi, senatore del Pdl, autore di un’importate legge sulla droga, commenta il modo con cui la stampa ha parlato della decisione della Cassazione permettendo il consumo collettivo di droga.

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’uso collettivo di droga non è penalmente rilevante. Il fatto riguarda un gruppo di giovani che ne hanno fatto uso insieme, solo uno di loro ha comprato la droga per tutti. Si dice che questa sia una svolta in controtendenza rispetto alla legge “Fini Giovanardi” del 2006.
Intanto chiariamo gli equivoci: l’uso personale della droga rimane un illecito amministrativo. Quindi a chi si trova sotto effetto di droghe verrà ancora ritirato il passaporto e la patente. Non c’è quindi reato penale. Dunque la sentenza rispetta la legge Fini-Giovanardi. È lo spaccio ad essere considerato reato penalmente perseguibile. Nel caso specifico, sta ai magistrati vedere se la persona ha venduto la droga alle persone con cui l’ha consumata o se l’ha comprata da sé per tutti.

Cito la Stampa: «Le novità introdotte dalla legge n. 49 del 2006 avevano dato luogo a decisioni di segno opposto». Non è proprio quello che dice lei.
Alcuni giornali hanno usato la sentenza leggendola in maniera strumentale per fini politici progressisti. Nessuno invece ha parlato del fatto che ieri L’Unione Europea  ha dichiarato di essere contraria a qualsiasi forma di liberalizzazione delle droghe.

Cosa ne pensa delle scelte della Regione Marche e della Puglia che questa settimana hanno aperto all’uso di oppiacei a fini terapeutici?
Le Regioni non hanno competenza in materia di droga. Questo è un provvedimento sanitario e bisogna vedere di che si tratta. Mi pare però che queste misure vengano usate dai progressisti che vogliono liberalizzare le droghe. Poco rilievo ha avuto invece l’incidente di questi giorni in cui due madri sono state travolte da un uomo sotto effetto di stupefacenti.

La sua legge del 2006 che effetti ha avuto?
Una delle polemiche mistificatorie della sinistra è che quella legge avrebbe fatto aumentare il numero dei carcerati. La sua impostazione ha reso vero il contrario. Il numero delle persone entrate in carcere per droga è diminuito, perciò i giovani non vengono incriminati come in altri paesi in cui se ti trovano con una canna in tasca ti arrestano. Questo perché la legge italiana considera il drogato un malato da curare e non di per sé un delinquente. Inoltre il numero dei drogati fra i giovani è diminuito.

Un rilassamento della legge provocherebbe dei danni?
I cronici in Italia sono pochi, una liberalizzazione farebbe esplodere questi numeri . Si immagina una società dove la droga è libera? Sarebbe una società che si distrugge, fatta di risse, incidenti, follie continue, pericoli e malattie diffuse.

Come si può fare prevenzione?
A volte servono misure dure. Io credo che bisogna spiegare ai giovani le conseguenze della droga, anche mostrando lo stato di salute di alcuni drogati senza denti, malati.

I giovani che fanno uso di droghe, magari in festini, per autodistruggersi, perché si sentono vuoti, è in aumento. La prevenzione di cui parlava può bastare in questi casi?
Ci sono situazioni drammatiche e patologiche da curare. Poi c’è il dilagare del nichilismo, che però non è un problema che può risolvere la politica. Nella società ognuno deve fare la sua parte: la politica fa il suo lavoro facendo leggi giuste e sostenendo le iniziative di prevenzione e cura. L’educazione invece è affare degli adulti, delle famiglie, delle parrocchie, delle scuole che certo lo Stato deve sostenere.