Gerusalemme. È cominciato lo storico restauro del Santo Sepolcro. «Grande segno di unità»

Edificata sul luogo dove si ritiene che Gesù sia stato deposto ed è risorto, l’edicola aveva urgente bisogno di restauro. Sempre rimandato per i veti incrociati di cattolici, ortodossi e armeni

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Lunedì è cominciato a Gerusalemme lo storico restauro dell’edicola del Santo Sepolcro, edificata sul luogo dove si ritiene che Gesù sia stato deposto ed è risorto. Si tratta dei primi lavori che vengono effettuati da 200 anni a questa parte, guidati da un team di esperti dell’università di Atene e della durata prevista di circa un anno.

STORIA DELLA BASILICA. La basilica del Santo Sepolcro, costruita in origine nel 325 da Costantino, rasa al suolo dal califfo Al-Hakim e ricostruita dai crociati nel XII secolo, è stata nuovamente distrutta da un incendio nel 1808, che ha preservato solo l’edicola. Dopo il restauro del 1810, che le ha dato la fisionomia attuale, non è più stata toccata a causa dei veti incrociati delle tre comunità cristiane che la custodiscono: greco-ortodossi, cattolici latini e apostolici armeni.

«GRANDE SEGNO DI UNITÀ». Il restauro era quanto mai necessario: le pareti, i marmi e le colonne sono tenuti insieme da tubi di ferro. L’esposizione ad acqua, umidità e fumo delle candele ha inoltre deformato la pietra e il marmo. Le tre comunità cristiane, che per la gestione del sito sacro applicano il rigidissimo status quo stabilito dagli Ottomani nel 1852, si sono finalmente accordate dopo che l’anno scorso la basilica è stata chiusa dopo essere stata dichiarata «pericolosa». «È un grande segno di unità, un’ottima notizia», ha commentato l’inizio dei lavori e l’accordo trovato Theophilos III, patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme.

TRE MILIONI DI EURO. I lavori costeranno 3 milioni di euro e saranno divisi tra le comunità cristiane. Il re di Giordania, Abdullah II, ancora ritenuto il custode dei luoghi santi a Gerusalemme est, sotto occupazione israeliana dal 1967, ha fatto una donazione personale di 100 mila dollari. Il team dell’università di Atene, composto da nove esperti che hanno lavorato anche al restauro dell’Acropoli e di diverse chiese bizantine, è guidato da Antonia Moropoulou e lavorerà principalmente presto al mattino e tardi alla sera, quando la basilica è ancora chiusa. I primi lavori sono stati sorvegliati da un gruppo di suore, secondo l’Associated Press.

«È UNA SFIDA». «Nessuno ci invidia questa responsabilità e questa sfida», ha dichiarato Moropoulou. «È davvero una sfida lavorare qui, in questo ambiente, mentre il monumento resta aperto alle visite di migliaia di persone ogni giorno. Bisognerà trovare una soluzione anche al sostegno costruito dalle autorità britanniche nel 1947, che non può reggere lo sforzo». Al pari delle autorità cattoliche, armene e ortodosse, anche i pellegrini sono contenti: «È bene prendersi cura delle nostre chiese. Perché Cristo non è un’idea, è una storia».

Foto Ansa/Ap


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