La vita fuori posto di Thelo Aasgaard

Di Andrea Romano
11 Luglio 2026
Non abbastanza inglese, non abbastanza norvegese, non abbastanza attaccante, non abbastanza promessa da trattenere in squadra. Ma ora il norvegese di Liverpool ha capito chi vuole essere
Thelo Aasgaard
Thelo Aasgaard (Foto Ansa)

Un centrocampista guidato da una stella capricciosa. La cometa che da ventiquattro anni indica la strada a Thelonius Aasgaard detto Thelo, infatti, sembra essersi divertita a condurre il ragazzo sempre nel posto sbagliato. Fino a trasformarlo in una contraddizione. Perché il bambino cresciuto con il mito di Fernando Torres e di Steven Gerrard ha trovato la propria identità solo per sottrazione.

Fin da piccolo Thelo è stato abituato a essere minoranza. L’unico con il pallone al piede in una famiglia di musicisti. Inglese nell’accento, norvegese per sangue. Tifoso del Liverpool, ma scartato dalle giovanili dei Reds. La sua strada è stata spazzata da vento, trasformata in una salita continua. Tanto che anche il suo rendimento ha dovuto rallentare. Aasgaard è diventato così una somma di deviazioni: troppe appartenenze, troppe partenze mancate, troppe pause, troppe traiettorie laterali per poter entrare in una storia lineare. E invece è stato proprio in quel disordine biografico che Thelo ha trovato il suo ordine.

Per anni il ragazzo ha sfogliato una margherita, scartando tutto ciò che in realtà non era un petalo dopo l’altro: non abbastanza inglese, non abbastanza norvegese, non abbastanza attaccante, non abbastanza promessa da trattenere in squadra. Un fuori posto professionista. E forse proprio per questo un giocatore perfettamente al suo posto.

Il sogno e la delusione

La sua parabola parte da Mossley Hill, un sobborgo benestante e residenziale di Liverpool. La musica è il minimo comun denominatore che tiene insieme tutta la sua famiglia. Suo padre Jonathan ha fatto parte per 25 anni della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra. Sua madre Georgina lavora come musicoterapeuta. Suo fratello Isamel suona il trombone. E sua sorella è una musicista Jazz. Anche il suo nome assomiglia molto a un destino da compiere. I genitori lo chiamano Thelonius. Perché suo nonno ascoltava sempre i dischi di Thelonious Monk mentre la madre era incinta. La strada è tracciata. Il ragazzo inizia a suonare il piano e il violoncello.

Poi, un giorno, succede qualcosa che ribalta le sue priorità. Thelo gioca spesso a calcio con gli altri ragazzi del quartiere. Solo che un giorno decide di fare una passeggiata insieme alla madre. I due passano accanto a un prato dove stavano giocando dei ragazzini. Il bambino si ferma a guardarli. Più del dovuto. Il rimbalzare del pallone inizia a calamitarlo. Così chiede se può giocare anche lui. Per allenarsi un’ora bastano un paio di sterline. Thelo ha appena cinque anni ma senza neanche saperlo ha già scelto il suo futuro.

Entra nella squadra locale, il Mossley Hill. Poi a un certo punto alla sua porta bussano gli emissari del City. Lo vogliono portare a Manchester. La famiglia ci pensa sopra. È un viaggio troppo lungo. Soprattutto se devono mettersi in macchina cinque volte a settimana. I genitori allora hanno un’idea. Si rivolgono alla scuola calcio del Liverpool. Le chiacchiere durano poco. I Reds conoscevano il ragazzo. E sono pronti ad accoglierlo a braccia aperte. È l’inizio di un sogno. Thelo vola verso il sole, ma dopo qualche anno si accorge che le sue ali sono fatte di cera. Quando deve compiere 14 anni il Liverpool lo convoca in sede. Non c’è più spazio per lui. Deve trovarsi un’altra squadra. È una delusione enorme. Per la prima volta il ragazzo inizia a pensare di lasciare il calcio. Ma in realtà è una paranoia che dura poco. Dopo appena qualche giorno si fa sotto il Wigan. Lo seguono da tempo, dicono. E non vedono l’ora di fargli vestire la maglia del club. È balsamo su una ferita che non si rimarginerà mai.

Nasce una stellina

Poco più tardi la sua vita imbocca una strada molto diversa. Perché due Nazionali iniziano a mettere gli occhi su di lui. In quel periodo gioca molto anche a futsal. Non ha neanche 15 anni e l’Inghilterra gli chiede di entrare nell’Under 19 di calcio a 5. Il Wigan gli nega l’autorizzazione. Si tratta di uno sport diverso. Meglio non rischiare. Un giorno però all’ex nazionale Erland Johnsen arriva la segnalazione di un ragazzino convocabile per la Norvegia che gioca in Inghilterra. L’ex Chelsea cerca su Google il nome del ragazzo. Il primo risultato gli fa strabuzzare gli occhi. In un video su YouTube vede Thelo segnare un gol di rabona con l’Under 15 del Wigan. La Federazione norvegese si fa sotto. Comincia a corteggiarlo, poi lo porta a un talent camp nel 2018. Il percorso è segnato. Aasgaard comincia a giocare con tutte le nazionali giovanili norvegesi. All’inizio non capisce una parola, ma nota che tutti sono gentili con lui.

Le cose con il Wigan non sono semplici. Il club gli apre le porte della prima squadra. Solo che dopo un anno in Championship, la Serie B inglese, sprofonda di nuovo in terza serie. È un disastro. Ståle Solbakken è chiaro. Lo stima parecchio, ma se vuole continuare a frequentare il giro della Nazionale deve salire di categoria. Il Luton è una specie di ciambella di salvataggio. Ci resta qualche mese. Poi passa ai Glasgow Rangers. Il 22 marzo del 2025 esordisce con la Nazionale. La Norvegia gioca contro la Moldavia. Thelo entra nel secondo tempo e segna. Poi, nella sfida di ritorno, mette a referto 4 reti. È l’atto di nascita di una stellina. In questo Mondiale ha giocato solo una volta. Contro la Francia. Ed è riuscito a gonfiare il sacco degli avversari. Ora però il norvegese di Liverpool ha capito finalmente chi è. E non ha nessuna voglia di fermarsi. 

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