«Garanzia Giovani non funziona? Non mi sorprende, abbiamo messo in fila 100 mila ragazzi davanti a una porta chiusa»

Michele Tiraboschi (Adapt) non ha dubbi: «Se il piano europeo per combattere la disoccupazione giovanile non decolla è perché la Legge Biagi in Italia è ancora disattesa. Serve mettere in contatto la domanda con l’offerta di lavoro»

«Garanzia Giovani non funziona», ha scritto ieri Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera. Del resto, a fronte di 100 mila domande per un impiego da parte di giovani under 29, sono finora corrisposte soltanto 2 mila offerte di lavoro. Un po’ poche per un governo che, stando agli annunci, sembrava volesse trovare un’occasione d’impiego per tutti i giovani. Occorrono, secondo Ferrera, più «incentivi, accordi, politiche di livello nazionale» e servirebbe collegare l’iniziativa «in modo più diretto al mondo delle imprese». Una lettura non condivisa da Michele Tiraboschi, direttore del Centro studi internazionali comparati Adapt-Marco Biagi, che a tempi.it spiega: «Queste cose si sarebbero potute scrivere già un anno fa; Garanzia Giovani, infatti, non è stata inventata il 1° maggio dal Governo Renzi, ma è un’iniziativa europea del 2013, le cui linee programmatiche erano note già da tempo». E aggiunge: «Senza che l’Italia sviluppi i servizi al lavoro, anche gli incentivi e le semplificazioni del quadro normativo non basteranno a ridurre la disoccupazione».

Tiraboschi, perché Garanzia Giovani non funziona?
Non è tanto Garanzia Giovani in sé che non funziona; il problema è che, da anni, in Italia, non funziona il mercato del lavoro nel suo complesso. In particolare, manca ancora un sistema di agenzie pubbliche e private in grado di collegare la domanda con l’offerta, un sistema formativo e scolastico adeguati, nonché una seria analisi dei bisogni professionali della nostra economia. Tutti elementi su cui l’impianto di Garanzia Giovani dovrebbe innestarsi, ma non riesce. Tutte cose che la Legge Biagi del 2003 aveva già messo nero su bianco, salvo poi non essere mai stata mandata a regime per opposizioni di natura culturale e politica. Non è certo un caso, infatti, se abbiamo così tanti giovani disoccupati, ma anche molte aziende che, invece, cercano personale qualificato senza trovarlo.

I 100 mila giovani che dal 1° maggio si sono iscritti al portale di Garanzia Giovani troveranno un impiego?
Questo è il problema! Garanzia Giovani prevede che, entro quattro mesi dall’iscrizione al portale, sia offerta loro un’opportunità formativa o lavorativa. Ma c’è il rischio, su cui praticamente tutti gli osservatori concordano, che ciò non avverrà. Perché le offerte di lavoro, almeno per ora, sono pochissime, 2-3 mila al massimo, e si tratta prevalentemente di tirocini o proposte da parte di agenzie per il lavoro interinali e di impieghi solamente occasionali. Pochissimi, invece, sono gli apprendistati. Pensi che il ministero, non avendo a disposizione offerte, ha addirittura riattivato il vecchio portale del ClicLavoro, che altro non è se non un motore di ricerca. In pratica, è come se avessimo messo 100 mila persone in fila davanti a una porta, che, però, rimarrà chiusa. Creando aspettative che, se non dovesse cambiare nulla, saranno inevitabilmente disattese.

Garanzia Giovani è destinata a fallire?
Io penso che Garanzia Giovani sia un’iniziativa bellissima, ma occorre altresì rendersi conto che, se non ci creano le condizioni per attivarla, non servirà a nulla. Prendiamo, per esempio, il caso della Lombardia: lì Garanzia Giovani si è innestata sul sistema già collaudato della Dote Lavoro e funziona, tanto che sono stati fatti i primi colloqui e le interviste con i candidati. Ma ci sono regioni, come la Sicilia, la Campania e la Calabria, che ad oggi non hanno avviato nulla e, senza i servizi per il lavoro, non servirà stanziare risorse.

La disoccupazione, intanto, è tornata a crescere. Non crede che, senza la ripresa, nessuna legge possa servire?
Certamente non basta una nuova legge per cambiare comportamenti e prassi radicate. Però, mentre l’Italia non cresce e la disoccupazione rimane a livelli record, c’è chi, come gli Stati Uniti, ha ridotto la disoccupazione al 6 per cento, o la Germania, che ha portato quella giovanile al 10 per cento. Se non facciamo qualcosa per provare a risolvere le criticità di sistema che frenano il Paese, è difficile che si possa tornare a crescere. Ma anche usare la leva degli incentivi o quella della semplificazione normativa non serve, se non si sviluppano i servizi per il lavoro. Le precedenti esperienze della riforma Fornero e del decreto Letta sul lavoro l’hanno dimostrato.