Galli della Loggia sul Corriere argomenta contro il matrimonio gay. E viene subito bersagliato

Tommaso Giartosio, omosessuale e Proboviro di Famiglie Arcobaleno, attacca Galli della Loggia per avere messo in discussione il matrimonio omosessuale. Peccato che non usi «argomenti inerenti alla natura delle cose in questione».

È un’arte antica quella di «stigmatizzare» le opinioni che non si condividono «mediante analogie improprie e definizioni negative», «entrambe prive di qualunque reale valore argomentativo», senza confutare «nella sostanza, cioè con argomenti inerenti alla natura delle cose in questione», le affermazioni che si intende contrastare. Scrive così Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di ieri per rispondere a Tommaso Giartosio, omosessuale e Proboviro di Famiglie Arcobaleno. Giartosio – che ha scritto al Corriere per attaccare l’articolo apparso pochi giorni prima, il 30 dicembre 2012, sulle colonne del giornale di Via Solferino sempre a firma di Galli della Loggia – vive con il suo compagno Gianfranco Goretti insieme a due bambini, un maschio e una femmina, che fanno parte a tutti gli effetti del loro nucleo familiare.

L’ARTICOLO IN QUESTIONE. L’articolo preso di mira da Giartosio è comparso sul Corriere del 30 dicembre a firma Galli della Loggia con il titolo “Quando le religioni sfidano il conformismo gay”. Nel pezzo l’autore paragona il pensiero contenuto in un «recente documento di un’autorità dell’ebraismo europeo quale il Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim, dal titolo “Matrimonio omosessuale, omoparentalità e adozione”» e il «magistero cattolico (non a caso di recente Benedetto XVI ha citato calorosamente il documento del Gran Rabbino francese)». Secondo Galli della Loggia le due religioni sono le uniche che hanno il coraggio di sfidare il conformismo “gay friendly” della società. Scrive Galli della Loggia: «In un modo che a me sembra condivisibile anche dal punto di vista di un non credente, egli smonta uno ad uno gli argomenti abitualmente usati a favore del matrimonio omosessuale: dall’esigenza della protezione giuridica del potenziale congiunto, all’importanza del volersi bene («non si può riconoscere il diritto al matrimonio a tutti coloro che si amano per il solo fatto che si amano»: per esempio a una donna che ami due uomini); alle ragioni affettive che giustificherebbero l’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. «Tutto l’affetto del mondo non basta a produrre le strutture psichiche basilari che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove egli viene. Il bambino non si costituisce che differenziandosi, e ciò suppone innanzi tutto che sappia a chi rassomiglia. Egli ha bisogno di sapere di essere il frutto dell’amore e dell’unione di un uomo, suo padre, e di una donna, sua madre, in virtù della differenza sessuale dei suoi genitori».

NESSUNO HA DIRITTO A UN FIGLIO. Ancora: «Il padre e la madre indicano al bambino la sua genealogia. Il bambino ha bisogno di una genealogia chiara e coerente per posizionarsi come individuo». Infine, Galli della Loggia ricorda questo argomento di Bernheim contro il diritto ad avere un figlio: «La sofferenza di una coppia infertile non è una ragione sufficiente per ottenere il diritto all’adozione. Il bambino non è un oggetto ma un soggetto di diritto. Parlare di diritto a un figlio implica una strumentalizzazione inaccettabile».

«NON CONFORMARSI AL MAINSTREAM». Considerazioni che, a detta di Galli della Loggia, possono far comprendere a chiunque quanto sia «importante che la discussione pubblica sia condotta con coraggio, sfidando il conformismo che spesso anima l’intellettualità convenzionale e il mondo dei media. Quanto è importante che personalità autorevoli (per esempio gli psicanalisti) non abbiano paura di far sentire la loro opinione: anche quando questa non è conforme al mainstream delle idee dominanti. È una lezione particolarmente essenziale per l’Italia». A tutte queste argomentazioni, Giartosio ha risposto sollevando gli spettri connessi all’abitare in Italia, «l’unico Paese occidentale completamente privo di leggi a tutela dei gay. Privo, in primo luogo, del matrimonio egalitario». Giartosio viene però imbeccato da Galli della Loggia, che fa notare come il suo accusatore non parli affatto di «argomenti inerenti alla natura delle cose in questione».