Il celebre sociologo ci spiega perché ha deciso di dichiarare guerra a chi fa la guerra contro il passato. «Senza certezze su chi siamo, da dove veniamo e a cosa apparteniamo non è possibile la libertà»
Impossibile non pensare a Frank Furedi quando un Alessandro Baricco discende dall’alto dei cieli della cultura per benedire davanti al popolo le caotiche piazze pro Pal annunciando che è inutile eccepire, e vano è discutere, perché quei giovani sono «un quarto d’ora davanti a tutti», hanno «un’intelligenza di tipo nuovo» e grazie alla «rivoluzione digitale» ci libereranno presto dal Novecento, il nostro imperdonabile passato, «animale morente» con «imperialismo e colonialismo» come «marchi di fabbrica». Zitti e ammirate la turba Gaza&Flotilla, ammonisce Baricco, questa «mossa mentale in cui una certa umanità ha preso distanza da un’altra» capace solo di «orrori» e «disastri». Impossibile, dicevamo, leggere queste cose senza pensare a Furedi e a quel fenomeno che lui nel suo nuovo libro chiama “presentismo”, la stessa logica in forza della quale una piccola folla negli Stati Uniti può sentirsi in diritto di abbattere la statua di Abraham Lincoln in quanto simbolo di un passato riten...
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