Fratelli Musulmani fregano gli Usa su Twitter con la dissimulazione coranica (ma vengono scoperti)

I Fratelli Musulmani fanno il doppio gioco su Twitter: in inglese scrivono all’ambasciata Usa, contenti «che nessuno sia rimasto ferito», in arabo incitano ad assalirla. Risposta: «Sappiate che noi leggiamo anche l’arabo».

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A causa (o con il pretesto) della diffusione del film demenziale “L’innocenza dei musulmani“, le ambasciate americane di mezzo mondo arabo sono state attaccate da centinaia di manifestanti infuriati. In Libia è morto l’ambasciatore Chris Stevens insieme ad altre tre persone, in Yemen ne sono morte quattro, in Egitto almeno 224 sono rimaste ferite, in Iran, Iraq, Kuwait, Bangladesh e Gaza la tensione è rimasta altissima per tutta la giornata di ieri. In Egitto, però, gli scontri davanti all’ambasciata hanno anche creato un incidente diplomatico su Twitter, che fa capire molto bene i dilemmi dei Fratelli Musulmani.

SCONTRI SU TWITTER. Mentre la polizia cercava di fermare i manifestanti al Cairo, i Fratelli Musulmani scrivevano sul loro account Twitter ufficiale in inglese: «Siamo sollevati che nessun membro dell’ambasciata americana sia rimasto ferito». Pronta la risposta dell’ambasciata Usa, sempre sul social network: «Grazie. Ad ogni modo, avete controllato i vostri tweet in arabo? Spero sappiate che noi leggiamo anche quelli». Infatti, mentre da una parte i Fratelli Musulmani si mostravano sollevati per l’incolumità dei diplomatici americani, contemporaneamente aizzavano la gente a protestare scrivendo in arabo su Twitter e sul loro sito ufficiale: «Gli egiziani insorgono per difendere il Profeta», chiamando a raccolta la gente per «una marcia venerdì da un milione di persone».

«NÉ NEMICI NÉ ALLEATI». Non stupisce perciò se Obama ieri ha dichiarato che «non consideriamo l’Egitto un nostro nemico, ma neanche un nostro alleato». Del resto anche i Fratelli Musulmani da una parte rassicurano e lisciano gli Stati Uniti, dall’altra fomentano gli egiziani, che non vedono di buon occhio il colosso a stelle e strisce, principale alleato e finanziatore dell’ex rais Hosni Mubarak. Per risollevare le disastrate casse dello Stato egiziano, il presidente islamico Mohamed Morsi sta cercando di ottenere dal Fondo monetario internazionale (Fmi) un prestito di 4,8 miliardi di dollari a un tasso di interesse stracciato: 1,1 per cento. Per questo, però, Morsi deve rassicurare sulla tenuta sociale dell’Egitto soprattutto gli Usa e anche per questo ha dichiarato nei giorni scorsi: «Uccidere gli innocenti è contrario ai principi dell’islam. La libertà d’espressione e quella di dimostrare sono garantite, ma senza attacchi alle proprietà private o pubbliche».

L’ARTE DELLA DISSIMULAZIONE. Il doppio gioco dei Fratelli Musulmani, che da una parte si mostrano moderati con gli Stati Uniti e dall’altra fomentano gli egiziani contro di loro, ha anche una base concettuale presente nella tradizione islamica: taqiyya, dissimulazione. È cioè permesso ai musulmani mentire, in determinate circostanze, con i non credenti, nascondendo il proprio reale pensiero, per ottenere dei vantaggi. Se in teoria la sua applicazione è prevista solo nei casi in cui si rischia di essere perseguitati per la propria fede, di fatto viene utilizzata in molti altri campi. Come l’esempio dei tweet dei Fratelli Musulmani dimostra.

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