Francia. Sindaco rifiuta di celebrare nozze gay e delega un aggiunto. Denunciato: «È discriminatorio»

E a Lille prima adozione gay: una donna grazie alla fecondazione eterologa con donatore anonimo all’estero ha partorito due bambine. La moglie ha potuto adottarle

Lo scorso 14 giugno Claude Binaud, sindaco di Matha, piccolo comune francese di 2 mila abitanti, appellandosi all’obiezione di coscienza ha dichiarato pubblicamente di non voler sposare due omosessuali: Bernard Rouhaud e Peng Saenpinta. La coppia è stata poi sposata dal quinto aggiunto del sindaco.

DISCRIMINAZIONE. Ma dopo che il Consiglio costituzionale ha negato l’obiezione di coscienza ai sindaci francesi, Adheos e la Federazione Lgbt hanno deciso di denunciare lo stesso il sindaco: «Il suo rifiuto è discriminatorio. L’espressione pubblica e motivata del rifiuto di questo sindaco, che non rispetta la legge repubblicana, che si applica a tutte e a tutti, è in contraddizione con i suoi obblighi di ufficiale di stato civile chiaramente ricordati dal Consiglio costituzionale».

RISCHIA IL CARCERE. Il Consiglio così come la circolare sul tema inviata dal ministro degli Interni Manuel Valls prevede che i matrimoni possano essere celebrati anche da un aggiunto, ma non se la motivazione del sindaco riguarda il sesso dei novelli sposi. «Fino a quando è un ufficiale civile, il suo primo dovere repubblicano è applicare la legge», continuano le lobby Lgbt. Se condannato, il sindaco di Matha rischia cinque anni di carcere, una pesante ammenda pecuniaria e anche la sospensione o la revoca del mandato dei cittadini.

PRIMA ADOZIONE GAY. Intanto, il giudice per gli Affari familiari del tribunale di Lille ha deciso che due bambine, nate meno di un anno fa da una donna che si era sottoposta all’estero a un’inseminazione eterologa con donatore anonimo, possono essere a tutti gli effetti considerate figlie anche della donna che ha sposato a giugno la loro madre, grazie all’approvazione della legge su matrimonio e adozione gay. Così, scrive il Foglio, «la finzione di “due madri” sostituisce per sempre la realtà di padre e madre. In nome dell’uguaglianza diventa obbligatorio credere (o far finta di credere?) che la partner di una donna possa essere la “vera madre”».