Francia. «Evangelizzazione laica» a scuola per liberare il paese dalla religione cattolica

Si torna in aula e i genitori saranno costretti a firmare la “Carta della laicità”, un concentrato dei più sciatti e logori luoghi comuni laicisti

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French President Hollande attends his biannual press conference

Ricordate la “Carta della laicità a scuola”? Da ieri in Francia – giorno in cui è iniziato l’anno scolastico – non rimarrà solo esposta in ogni istituto, ma sarà inviata a tutti i genitori affinché la firmino.
Un passo indietro. Due anni fa il ministro dell’Educazione, Vincent Peillon, si era fatto promotore di questo documento che, nelle sue nobili intenzioni, avrebbe dovuto avere lo scopo di insegnare ai bambini e ai ragazzi i principi su cui si fonda una civile e “repubblicana” convivenza. Il suo obiettivo – fatto poi proprio da Najat Vallaud-Belkacem che lo sostituì alla guida del dicastero – era «strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. È come una nuova nascita». Una nuova nascita, ça va sans dire, all’insegna della morale laica.

COLPA DEI CATTOLICI. Ma dietro l’apparente richiamo alla neutralità, la Carta propaganda i più sciatti e logori luoghi comuni del politicamente corretto (guarda caso del tutto identici alle idee della massoneria). Scopo dichiarato è quello di eliminare le differenze e le identità, con una particolare acrimònia nei confronti della religione cattolica. Peillon stesso non faceva mistero delle sue convinzioni quando sosteneva pubblicamente che «non si potrà mai costruire una paese libero con la religione cattolica» e «abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla Chiesa cattolica. Dobbiamo sostituirla». Sempre lui si era detto convinto che «le scuole private non debbano parlare di matrimonio» e che fosse giusto introdurre nelle classi letture quali Papà porta la gonna.

EDUCAZIONE CIVICA E MORALE. La Carta fa dunque parte di una più generale strategia attraverso cui il governo francese intende utilizzare le aule scolastiche per far passare i suoi precetti. Convinti che la scuola abbia «una funzione morale», i ministri del governo Hollande hanno deciso di far dell’educazione un campo di battaglia e così i corsi di “educazione civica e morale”, con un anno d’anticipo (erano previsti per il 2016), sono diventati obbligatori. Dentro c’è un po’ di tutto: dalla sensibilità all’autostima, dall’empatia all’impegno. Ma nascosti tra i condivisibili intenti di combattere il razzismo, l’omofobia, il sessismo c’è solo il poco nobile scopo di bandire dalle ore di lezione ogni possibile riferimento a una visione del mondo che non sia quella anticlericale e giacobina.

EVANGELIZZAZIONE LAICA. Già a suo tempo la Chiesa aveva fortemente contestato questa laïcité imposta dall’alto. Ma ora lo sconfinamento del governo nel campo dell’etica provoca rimbrotti anche nella stampa laica, sia di destra sia di sinistra. Il 9 dicembre, infatti, è stata istituita la “Festa della Laicità” per ricordare l’adozione nel 1905 della legge sulla separazione tra la Chiesa e lo Stato. E come ha scritto il quotidiano economico Les Echos, questa pare proprio uno sgangherato tentativo di «evangelizzazione laica». Anche Le Monde – un quotidiano non certo ostile ai socialisti – ha parlato di «marcia forzata della laicità» e di «rischio d’irritare, per eccesso di zelo, una parte degli insegnanti e della società». Docenti che, da parte loro, attraverso la vicepresidente del loro sindacato, hanno stigmatizzato il tentativo di trasmettere valori come se si trattasse di «un vaccino o un virus». Non fosse altro per il fatto che sembrano essere ben altre le urgenze della scuola transalpina, da qualche anno descritta da diverse rilevazioni internazionali in forte difficoltà.

LAVAGGIO DEL CERVELLO. L’intenzione “educativa” del governo francese si è palesata sin dall’insediamento di Hollande. Ma si è accentuata dopo i fatti di Parigi con la strage a Charlie Hebdo e al supermercato Hyper Cacher. Ma rispondere all’estremismo islamico con il lavaggio del cervello in salsa laicista non è una risposta molto logica né dai grandi risultati.
Tempo fa vi proponemmo l’intervista a Jean-François Chemain, ex direttore esecutivo in una delle più importanti aziende francesi che lasciò il suo posto per insegnare storia nelle scuole dei quartieri difficili di Lione. Ad essa vi rimandiamo, oltre al nostro manifesto Ragione, verità, amicizia.

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