Francia. Chiesta condanna a tre mesi per il vicesindaco che non ha celebrato un matrimonio gay

Sabrina Hout, eletta nel 2014 a Marsiglia, musulmana e socialista, ha solo chiesto il rispetto delle sue «convinzioni religiose»

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sabrina-hout-marsiglia-musulmana-gayLa vicenda doveva chiudersi con un semplice «richiamo» e invece il procuratore di Marsiglia Marie-Blanche Régnier ha chiesto per Sabrina Hout una condanna a tre mesi di carcere e un’ammenda di 1.500 euro per «discriminazione basata sull’orientamento sessuale». La colpa della giovane, ormai ex vicesindaco aggiunto socialista di Marsiglia e «musulmana praticante», è quella di non aver voluto celebrare un matrimonio gay nel 2014 perché contrario alle sue «convinzioni religiose».

IL CASO. Quello di Hout è il primo caso in Francia di pubblico ufficiale portato in tribunale da quando il “matrimonio per tutti”, voluto dal presidente della Repubblica François Hollande, è stato approvato nel 2013 senza prevedere una clausola di coscienza per gli ufficiali. Quando Claude ed Hélène si sono presentate il 16 agosto 2014 in Comune per il matrimonio, Hout, vicesindaco con delega alla Famiglia, ha chiesto a un consigliere municipale di sostituirla. Quest’ultimo però non aveva i poteri legali per condurre la cerimonia e Hout, che ha comunque firmato i documenti civili, pur non avendo assistito alle nozze, è incorsa nel reato di falso in documento amministrativo.

TOLTE LE DELEGHE. Il matrimonio è stato in un primo momento annullato e poi convalidato, ma le due donne hanno voluto denunciare lo stesso la musulmana, appena eletta nel 2014 nella lista del sindaco socialista Samia Ghali. Ghali ha subito provveduto a togliere le deleghe alla famiglia a Sabrina Hout, che il 29 settembre saprà se sarà condannata dai giudici, come richiesto dalla Procura, la quale ha definito la battaglia delle due lesbiche «legale e giusta».

«CATTOLICI, SESSISTI E FASCISTI». L’avvocato delle due donne, Philipe Vouland, che spinge per la condanna, ha dichiarato: «Nella battaglia del matrimonio per tutti, le associazioni si aspettavano di incrociare le spade con i bravi eterosessuali, cattolici, sessisti e fascisti. E invece ci siamo ritrovati davanti a una giovane donna di sinistra, single, moderna e musulmana».

LA DIFESA DEI SINDACI. Hout, che ha dichiarato di non aver mai voluto discriminare nessuno, è stata difesa in un comunicato dall’associazione di primi cittadini Maires pour l’enfance: «Abbiamo sempre sottolineato come la legge Taubira avrebbe violato l’articolo 9 della convenzione europea dei diritti dell’uomo (“Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, ndr) se non avesse garantito la libertà di pensiero e coscienza promessa a tutti i cittadini europei. Se la legge permette a persone dello stesso sesso di sposarsi, lo Stato può garantire questo diritto anche rispettando la coscienza dei suoi ufficiali. Delle soluzioni esistono». Del resto, era stato lo stesso Hollande a promettere il 20 novembre 2012 a tutti i sindaci di Francia: «La legge si applica per tutti, nel rispetto però della libertà di coscienza».

«SENTENZA ESEMPLARE». Hout è stata intanto trasformata dalle associazioni Lgbt in un mostro omofobo. La donna musulmana ha dichiarato durante il processo: «Mi hanno offesa dandomi dell’omofoba, il che è completamente falso. Ho vissuto un inferno. Il mio nome sui giornali… Al lavoro mi hanno insultato in ogni modo, dandomi della terrorista, jihadista!». Contro di lei, Claude ed Hélène, sperano di «ottenere una sentenza esemplare per l’applicazione della legge».

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