Ricorda il massacro di Tienanmen su Twitter: arrestato dopo mezz’ora


Il 16 maggio Deng Chuanbing ha pubblicato su Twitter la foto di una bottiglia di vino alle 3.30 di notte. Sull’etichetta c’era scritto: «Ricordare il 4 giugno 1989». Il riferimento al massacro di Piazza Tienanmen non è sfuggito all’impressionante apparato repressivo del regime cinese, che non dorme mai e che dopo appena mezz’ora dalla pubblicazione ha inviato una pattuglia di polizia a casa di Deng (Yibin, provincia dello Sichuan) per arrestarlo. Due anni fa quattro cinesi della stessa provincia sono stati arrestati e incarcerati per tre anni senza processo per aver tentato di vendere bottiglie di liquore commemorative del massacro.

La polizia ha fatto irruzione in casa di Deng alle 4 di notte. L’uomo ha svegliato i suoi due figli piccoli, dicendo loro che doveva assentarsi per qualche giorno. Ha potuto dire solo questo, accerchiato dalla polizia. Alle 10 della mattina seguente ha telefonato per neanche un minuto alla moglie, dicendole che si sarebbe assentato da casa «per un po’ di tempo». Il mandato di arresto per «aver causato problemi» è stato fatto firmare dalla polizia ai genitori di Deng, senza neanche lasciare una copia.

Il destino di Deng, al pari di quello di centinaia di attivisti che vengono arrestati dal regime nei giorni precedenti l’anniversario di Tienanmen, è sconosciuto.

A 30 anni da quel fatidico 4 giugno, 1989, il partito comunista continua a negare il massacro, dove sono morti, a seconda delle stime, tra i 300 e i 10 mila cinesi. Ancora oggi il partito comunista impedisce al suo popolo di conoscere la verità, censura internet e i libri di storia, arresta gli attivisti che chiedono al governo di riconoscere le sue colpe e vieta alle famiglie di commemorare e piangere le vittime. Nonostante tutti gli sforzi, però, l’esecutivo guidato da Xi Jinping non può impedire ai comuni cittadini come Deng di desiderare la verità.