«Dio è misogino». Le femministe contro le cattedrali messicane


«Dio è misogino», «Dio è una donna», «La Chiesa protegge i pedofili», «Sì all’aborto legale». Sono solo alcune delle decine di scritte che imbrattano la Cattedrale di Xalapa a Veracruz, e la cattedrale è solo una delle chiese vandalizzate da gruppi di femministe messicane durante la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

E se a Puebla si sono limitate a qualche lavaggio con lo spray delle mura esterne, a Città del Messico le femministe hanno raggiunto Plaza de la Constitución, popolarmente conosciuta come lo Zocalò, e hanno assaltato la Cattedrale, lanciando petardi contro le poliziotte che presidiavano la chiesa, liquidi infiammabili contro le sue mura. Le immagini e i video diffusi dai media locali mostrano le donne vestite di nero arrampicarsi sulla cancellata, accendere falò con le tende montate da manifestanti di destra in piazza, un gruppo di incappucciate arriva ad attaccare un manipolo di cattolici radunati in preghiera a protezione simbolica davanti alla cattedrale .

Tanti i video che immortalano parte dei collettivi femministi staccarsi dai cortei della manifestazione per accanirsi con vanghe e martelli contro le mura di vari edifici, rompere parabrezza e vetrine, abbattere la doppia recinzione intorno al Palacio Nacional e scagliarsi contro gli scudi delle forze dell’ordine con bastoni e bottiglie.

Record di incidenti il 25 novembre anche in Cile: qui le manifestanti hanno attaccato la Cattedrale di Antofagasta, la più vandalizzata nel 2019, ciclicamente ricoperta di scritte a tema abusi e aborto, hanno appiccicato manifesti sulle uscite laterali e il portone centrale e appiccato il fuoco.

Il copione ricalca quello dell’8 marzo, colpire, urlare, dipingere, sfogare odio contro ciò che si frappone è la nuova forma di protesta del femminismo oltreoceano.

Foto da Twitter del Catolin