Formigoni: «Sono un ciellino. Conosco la mia gente e la mia gente conosce me da 50 anni»

Intervista su Libero al governatore lombardo che parla «a cuore aperto» di politica, scandali sanitari, governo Monti e Comunione e Liberazione. «Cl non farà la scelta religiosa»

Oggi sul quotidiano Libero appare un’intervista di Franco Bechis al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Il governatore lombardo parlerà domani al Meeting di Rimini, assieme a tre giornalisti (Oscar Giannino, Pierluigi Magnaschi e Lodovico Festa) sul tema “Lombardia: discussione su presente e futuro”. Nell’intervista «a cuore aperto», come scrive Bechis, Formigoni parla a tutto campo di politica, scandali sanitari, governo Monti e Comunione e Liberazione. Eccone alcuni stralci.

MONTI. «Non ci sono due Meeting», dice Formigoni parlando della standing ovation a lui riservata e agli applausi di cortesia a Monti. «Solo diverse sensibilità presenti anche domenica nelle 5-6 mila persone che hanno assistito all’incontro con Monti. Il popolo del Meeting è sempre cortese con l’ospite che accetta di confrontarsi, anche per l’educazione che Comunione e Liberazione ci ha dato. Certo, gli applausi a Monti non sono stati frenetici. (…) Forse Monti era obbligato a dire quello che ha detto e a non dire altro che magari ci si aspettava da lui. Capisco però il pubblico: il governo Monti ha avuto un primo tempo, è stato efficace nel mettere in sicurezza i conti. E poi un secondo tempo – della costruzione e della crescita – che stenta a venire. Anche domenica, dove il titolo dell’incontro gli dava questa possibilità, Monti l’ha evitata. Certo che poi il Meeting non era entusiasta…».

MEETING IMBARAZZATO DA FORMIGONI? «Non c’è mai stato imbarazzo, e l’affetto che ho trovato entrando in sala ha evidenziato anche ai giornalisti quale è la realtà. Conosco la mia gente, e soprattutto la mia gente conosce me da 50 anni. Non ha avuto dubbi su di me, perché sa chi sono. Sa perché mi sono messo in politica, vede le cose che ho fatto, ha fiducia in me. Nonostante tutti i miei limiti, che riconosco, non ho mai tradito la loro fiducia. Nulla di ciò che ho fatto è contrario alle leggi. Questo lo sente il popolo di Cl, ma anche gran parte del popolo lombardo…».

SCANDALI. «In questi mesi è stata rovesciata su di me una montagna di accuse, sono stati raccontati episodi falsi o falsificati che avrebbero ammazzato un bufalo. Ma non hanno ammazzato Formigoni. Perché la gente credeva al Formigoni che avevano conosciuto e non a quello dipinto. Certo, un po’ di consensi li ho persi… (…) ma nel 2010 ero stato eletto con il 56%, ora sono arrivato fino al 48%. Però sono sempre davanti di almeno 6 punti al mio possibile competitor di sinistra».

SONO UN CIELLINO. «Sono un ciellino. Ho incontrato il movimento nel 1961. Questa è la cosa che mi definisce e a cui non rinuncerei mai: un ciellino. Quando sono in politica cerco di fare il bene di tutti. Per altro da quando sono presidente della Regione Lombardia la procura di Milano mi ha mandato 14 avvisi di garanzia. Da allora ho partecipato a 17 Meeting e quattordici volte avevo un avviso di garanzia sul groppone. Che imbarazzo vuole che abbia il Meeting? Ci hanno fatto il callo ormai…».

CL E LA POLITICA. «Carron ha scritto che se noi abbiamo dato l’impressione di essere attaccati al potere, alla politica, alla ricchezza, abbiamo parte di responsabilità. Parte – ha scritto – non tutta. Per tutti, noi di Cl siamo sempre stati il male assoluto, da quando ci accoltellavano gli extraparlamentari di sinistra e ci bastonavano i fascisti. Carron non si riferiva solo al caso Formigoni. Non solo a quello. Ha colto un elemento di purificazione per noi anche dal male». Cl rischia la scelta religiosa? «Se facesse la scelta religiosa, compirebbe un errore madornale. Ma non la farà. Il compito di Cl non è fare politica,ma l’educazione di un uomo alla libertà e alla responsabilità. Carron è il capo del movimento e non fa che richiamare la libertà della persona. Non chiede a nessuno di fare un passo indietro. Don Giussani ci ha sempre insegnato a coltivare i nostri interessi e i nostri desideri, non a tirarci indietro».