Follie della trasparenza. Ora i parlamentari francesi devono “confessare” i propri peccatucci alla deontologa

Noëlle Lenoir veglierà affinché i rapporti tra vita pubblica e privata dei parlamentari francesi e dei loro familiari soddisfino il «legittimo desiderio di trasparenza del cittadino»

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Il parlamento francese ha la sua deontologa: Noëlle Lenoir, giurista ed ex ministro degli Affari europei tra il 2002 e il 2004, quando Jacques Chirac era presidente della Repubblica. A cosa serve una deontologa? A vegliare affinché i rapporti tra attività pubblica e privata dei 577 deputati avvengano sempre alla luce del sole, senza scadere mai in potenziali conflitti d’interesse. A nominare Lenoir deontologa è stato Claude Bartolone, esponente del Partito socialista francese ed attuale presidente dell’Assemblea nazionale. Lenoir è stata, per l’occasione, intervistata da Italia Oggi.

TRASPARENZA. «La democrazia non è naturalmente in discussione», ha esordito Lenoir, che poi ha chiarito: «Il ruolo di deontologo è stato creato per prendere in conto le attività dei parlamentari all’esterno del loro ruolo puramente istituzionale. Come dire che le vite parallele dei deputati devono soddisfare il legittimo desiderio di trasparenza da parte del cittadino». Detto altrimenti, si tratta di «migliorare il sistema di dichiarazioni che già oggi devono essere fatte dai parlamentari e dai membri del governo, in particolare rispetto al loro patrimonio personale e di famiglia».

DICHIARAZIONE. In quanto deontologa, pertanto, Lenoir, riceverà, «una nuova dichiarazione dei deputati: quella che illustrerà le loro attività private, gli investimenti (al di là di una determinata soglia) e, in generale, le attività dei membri della famiglia nel corso dell’ultimo quinquennio». Lenoir potrà anche ascoltare i deputati “in camera caritatis”, in segreto, per prendere atto di eventuali “peccatucci” in termini di conflitto di interessi.
L’istituzione della figura del deontologo segue lo scandalo che ha coinvolto l’ex ministro del Bilancio Jérome Cahuzac, indagato perché disponeva in Svizzera e a Singapore di un conto segreto, la cui esistenza aveva negato di fronte al Parlamento.

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