Filippo Facci (Libero): «Nessun governo tecnico e nessun rimpasto, si vada al voto»

Filippo Facci a Radio Tempi dice la sua sulle sorti del governo italiano. Secondo la firma di Libero, la soluzione più giusta in questo momento «sarebbe andare a votare, però così mancherebbe il tempo di cambiare la legge elettorale». L’Italia invece avrebbe bisogno di tornare al proporzionale «perché è sistema più fedele nel rispecchiare il paese»

Stasera a Montecitorio l’opposizione sarà schierata in aula ma non voterà sul rendiconto dello Stato, per verificare in modo incontestabile se il premier Silvio Berlusconi abbia ancora la maggioranza necessaria per governare oppure no. Ieri sono circolate le voci sulle dimissioni anticipate del premier che lo stesso Berlusconi si è poi affrettato a smentire. A Filippo Facci, scrittore e giornalista di Libero, abbiamo chiesto perché in Italia chi vince le elezioni non arriva mai a fine mandato. L’unico governo che negli ultimi 20 anni ha tenuto è stato il Governo Berlusconi del 2001-2006: «Ciò è accaduto perché in Italia non abbiamo la cultura della democrazia. Appena c’è qualche problema si dice subito che il governo se ne deve andare. Se poi il governo non ha più la maggioranza si và a votare».

 

Sull’ipotesi di un eventuale governo tecnico Facci è scettico, perché a suo dire «una soluzione di questo tipo sarebbe oligarca, non democratica. Ma anche un governo che di colpo apra all’Udc non è un governo democratico, perchè l’Udc non fa parte dello schieramento che ha ottenuto il voto per governare». Quindi? «La cosa più giusta sarebbe andare a votare, però così mancherebbe il tempo di cambiare la legge elettorale». Un sistema proporzionale in stile Prima Repubblica sarebbe perciò auspicabile «perché nonostante tutti i suoi limiti è il più fedele nel rispecchiare la realtà del paese».

 

Sulla maggioranza attuale poi Facci ha le idee chiare: «Il governo Berlusconi non passerà alla storia per una serie di riforme che non è riuscito a fare e non perché sono state bocciate ma perché nessuno le ha portate nei luoghi deputati».
Fuori dalla maggioranza poi, non si vedono alternative dignitose e plausibili: «ma solamente un assedio di banchieri, l’asse franco-tedesco e una sinistra astiosa e divisa, vera artefice del debito pubblico. Il panorama extra maggioranza è ugualmente desolante e c’è veramente poco da essere sereni».

 

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