Filippi (Giornale): «Il referendum segna la sconfitta del riformismo» – Rassegna stampa/2

Stefano Filippi commenta a Tempi il significato, politico e non, della vittoria del sì ai referendum: «Berlusconi sta cadendo vittima delle sue promesse mancate, non della sinistra o dei magistrati. Ieri ha perso il riformismo, sia di destra che di sinistra: stiamo tornando a uno statalismo che vuole la gestione pubblica di ogni cosa. Il governo deve ridare spazio alle realtà vive della società»

Stefano Filippi, inviato de Il Giornale, commenta a Tempi il risultato dei referendum: «Berlusconi non azzecca più un sondaggio e ora sta cadendo vittima non della sinistra o dei giudici, ma delle sue promesse mancate. Il voto segna la sconfitta del riformismo: dopo Pisapia e De Magistris, questo referendum va in direzione di un ritorno allo statalismo che vuole al gestione pubblica di tutto. E’ la sconfitta di chi punta su no profit e collaborazione pubblico-privato. Nella Lega inizia a farsi avanti la fronda interna dei sindaci con Maroni e Zaia. Per ripartire non basta la riforma fiscale, il governo deve tornare a dare spazio alle realtà vive della società».

Ieri i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento sono passati con il 95% di sì, in media, e il quorum è stato raggiunto grazie ad un’affluenza del 57%.
Che conseguenze avrà questo voto per il governo e Berlusconi?
Innanzitutto, il voto certifica il malcontento che serpeggia tra gli elettori di Berlusconi, che non azzecca più un sondaggio. Dopo Milano e Napoli, il quorum: un’affluenza così alta non era stata prevista. Non si può pensare che quel 57% sia tutto composto da elettori di centrosinistra. Questo è un segnale molto forte, la rivoluzione liberale del premier ha fatto il suo tempo. Berlusconi sta cadendo vittima delle sue promesse mancate e non della sinistra o della magistratura.

Questo voto decreta solo la sconfitta di Berlusconi?

No, purtroppo: segna anche la sconfitta del riformismo, sia di centrodestra che di centrosinistra. Anche alle amministrative hanno vinto persone, come Pisapia o De Magistris, che hanno un fondo ideologico statalista che vuole la gestione pubblica di tutti i servizi. Questa è una sconfitta dei riformisti, che hanno puntato sulla società, sul no profit e sulla gestione mista tra pubblico e privato. Questo è un ritorno alla vittoria dello statalismo e Bersani dovrebbe stare attento.

Calderoli ha dichiarato: «Abbiamo preso due sberle e non vorremmo che si avverasse il detto: non c’è due senza tre». Domenica la Lega si riunisce a Pontida, che cosa succederà nel partito di Umberto Bossi?

Berlusconi in questi anni ha perso tutti i suoi compagni di strada: Casini e Fini, ora è aggrappato a Lega e Responsabili. In questi anni la Lega era sempre riuscita a tenere il polso e a capire la pancia degli elettori, ma adesso questa magia sembra finita. Il problema è che sta mollando Tremonti, che era la sua quinta colonna, e si profila un conflitto interno vivace. La Lega è sempre riuscita a tenere a bada le correnti interne ma adesso la strategia Bossi-Calderoli, che hanno puntato tutto sulle riforme, sembra non pagare mentre si fa avanti la fronda dei sindaci con Maroni e Zaia.

La Lega è intenzionata a premere su Berlusconi e Pdl per far attuare riforma fiscale e quoziente familiare in tempi brevi. E’ sufficiente per recuperare il consenso e il voto dei delusi?

Il governo deve capire che è necessario cambiare. Avevano vinto le regionali, hanno annunciato grandi riforme e poi non le hanno realizzate. Non si cambiano le cose dando una carica ad Alfano, che non sta facendo niente. I problemi del governo non si risolvono tutti con la riforma fiscale, deve trovare un’idealità nuova ancora prima di un programma nuovo. Per cambiare non può puntare tutto sulla politica perché quella non è in grado di risolvere tutto. Il governo deve ricominciare a dare spazio alle realtà vive della società perché la gente non segue le indicazioni di partito e anche se gli dici di andare al mare, va a votare.