Fare acquisti è stupefacente

o shopping è un piacere e, se assecondato, può indurre dipendenza

Lo shopping è un piacere e, se assecondato, può indurre dipendenza. I meccanismi che scatenano questa moderna “piaga” sociale sono messi in luce da I love shopping e dal seguito I love shopping a New York, due romanzi bestseller di Sophie Kinsella. La protagonista Becky è una “shopaholic”, cioè una shopping-dipendente incapace di resistere alle gioie dell’acquisto sfrenato, avida di scarpe, abiti e ogni altra curiosità, oltre che noncurante del suo conto in “rosso”, o dell’esaurita disponibilità della sua carta di credito. Dai romanzi – e dalla vita quotidiana – emerge la tesi del commercio come forma legale di “spaccio” d’emozioni, oltre che fonte di profitti notevoli per chi vi opera. Per questa ragione esistono professionisti che studiano come creare negozi dall’atmosfera accattivante e come dispensare esperienze di shopping alternativo. Non sono solo sociologi, psicologi, architetti, o esperti di marketing, ma anche, ad esempio, “sound designer”, esperti che scelgono o realizzano il sottofondo musicale adatto a creare la giusta atmosfera, mettere i clienti a loro agio e incoraggiarli all’acquisto e, perciò, farli entrare con non-chalance nel tunnel della shopping-dipendenza.