«Eutanasia, 73% degli italiani a favore»? Colossale fake news di Eurispes e radicali

Il sondaggio di Eurispes conferma che gli italiani sono contrari all’eutanasia, tranne in un caso: quello di morte cerebrale. Cioè quando il paziente è morto

Che cosa c’è di meglio che pubblicare un bel sondaggio farlocco per condizionare il dibattito pubblico e parlamentare su un tema sensibile come l’eutanasia? Da una settimana circola un rapporto che fa la felicità dei radicali: «Oltre il 73% degli italiani è a favore dell’eutanasia». Il Belpaese non può certo essere considerato “conservatore” sui temi etici come un tempo, ma il dato è comunque clamoroso. Partendo da questi numeri Marco Cappato, leader dell’Associazione Luca Coscioni, ha infatti avuto buon gioco a dichiarare che il Parlamento deve con urgenza approvare la proposta di legge appena approdata in Commissione sull’eutanasia legale, per «colmare il vuoto di tutele incostituzionale come chiesto con forza dalla Consulta». Eppure c’è qualcosa che non torna.

IL RAPPORTO DI EURISPES

Il dato è contenuto nel rapporto 2019 di Eurispes, secondo cui «3 italiani su 4 sono pro-eutanasia: un dato in forte ascesa rispetto agli anni passati, quando il 55,2% (2015) e il 59,9% (2016) degli italiani esprimevano la medesima opinione». L’Italia sarebbe dunque pronta a consegnarsi mani e piedi agli araldi della “buona morte”, peccato solo che la realtà sia completamente diversa. Un altro dato, contenuto nel rapporto, balza subito agli occhi: il 60,6% degli italiani si dice contrario al suicidio assistito. Questa discrepanza è già di per sé sospetta, dal momento che non c’è nessuna differenza dal punto di vista etico tra le due pratiche: nella prima il medico procura attivamente la morte del paziente, nella seconda è il paziente che si procura la morte con l’aiuto del medico. Cambia la modalità attraverso cui la morte è procurata, ma non cambia la sostanza. Perché dunque gli italiani dovrebbero essere favorevoli all’eutanasia e non al suicidio assistito?

Per scoprire l’arcano bisogna leggere nel dettaglio il rapporto di Eurispes e non fermarsi alla sintesi. Si scopre così che gli italiani sono contrari all’eutanasia (64,6%) quando la motivazione che spinge il richiedente è dettata da «gravi limitazioni fisiche» come «impossibilità di muoversi o cecità»; sono contrari quando il richiedente è affetto da una «malattia inguaribile» (62,1%); sono contrari in caso di «perdita totale della capacità di intendere e volere» (66%) e sono contrari perfino in caso di «perdita totale dell’autonomia» (56,6%).

LA TRUFFA DEL “COMA IRREVERSIBILE”

Verrebbe da pensare, insomma, che gli italiani sono sempre e comunque contrari all’eutanasia, eppure Eurispes sostiene che il 73,4% è favorevole. Come è possibile? Semplice: gli italiani, precisa il rapporto, ritengono «a domanda diretta» che si debba ricorrere alla “buona morte” «solo in caso di coma irreversibile (77,5%) o di estrema sofferenza fisica (64,6%)». Per spiegare come mai così tanti italiani esprimano una simile opinione, il rapporto parla della «vicenda di Luana Englaro» (sic!).

Il doppio strafalcione dimostra la malafede di Eurispes: innanzitutto il “coma irreversibile” è un modo ormai improprio per definire la “morte cerebrale”, che si verifica quando non si registrano più attività nell’encefalo. Le funzionalità cardiopolmonari sono ancora presenti nell’individuo, ma solo grazie all’ausilio della respirazione meccanica. Per quanto il dibattito e la letteratura scientifica sul tema siano ampi, oggi lo stato di morte cerebrale è considerato equivalente alla morte.

CHE COSA C’ENTRA ELUANA?

Eurispes ha dunque chiesto agli italiani se sono favorevoli all’eutanasia quando il soggetto è morto. La domanda non ha alcun senso e se c’è una cosa che certifica il rapporto è semmai che il 77,5% degli italiani è contrario all’accanimento terapeutico, che è vietato dalla legge. L’eutanasia, insomma, non c’entra assolutamente niente. Oltretutto, Eluana Englaro non era in coma irreversibile ma in stato vegetativo, una condizione completamente diversa, visto che chi si ritrova in stato vegetativo ha funzioni ventilatorie e circolatorie, è sveglio e non ha bisogno di essere attaccato ad alcun macchinario.

E LE CURE PALLIATIVE?

Secondo Eurispes gli italiani sono poi favorevoli all’eutanasia anche quando la persona è in stato di «estrema sofferenza fisica». La formulazione è vaga (è un caso?) e quindi è impossibile capire che cosa intendano gli italiani, essendosi già dichiarati contrari alla “buona morte” anche in presenza di malattia inguaribile che condurrà al decesso e perdita di autonomia. Inoltre, la domanda sulla sofferenza fisica non è contemperata da un’altra domanda più che necessaria: se cioè gli italiani siano d’accordo all’eutanasia anche quando siano disponibili le cure palliative per alleviare il dolore. Oggi infatti tutta la medicina lavora sulla palliazione del dolore per migliorare la qualità della vita dei malati.

In definitiva, l’affermazione «il 73,4% degli italiani sono favorevoli all’eutanasia» è una colossale fake news, perché le risposte pro “buona morte” sono state estorte con l’aiuto di domande truffaldine e concettualmente errate. I radicali, ovviamente, non hanno alcun interesse a controllare l’attendibilità del sondaggio e hanno diffuso la notizia urbi et orbi, portando molta acqua al mulino della proposta di legge sull’eutanasia legale. Ma dai grandi giornali, Corriere e Repubblica in testa, paladini della verità che salva la democrazia, come tromboneggia il Washington Post nel suo spot pubblicitario mandato in onda durante il Super Bowl, un po’ di fact checking ce lo saremmo aspettati.

Foto Ansa