«Subito eutanasia e aborto a domicilio durante la crisi di coronavirus»

Le incredibili richieste di New York Times e lobby: «Pillole abortive e cocktail mortali a casa via posta, autorizzati con la telemedicina»

new york times aborto

Di che cosa hanno bisogno in questi mesi gli americani chiusi in casa in quarantena? Di pillole abortive e cocktail eutanasici. Il board editoriale del New York Times si lancia in una crociata di morte senza mezzi termini con un articolo dal titolo eloquente: «Durante la pandemia rendere l’aborto più accessibile, non meno». Allo stesso modo, le lobby favorevoli all’eutanasia propongono negli Stati Uniti di approvare la “buona morte” con un rapido consulto su Skype.

«L’ABORTO È UN SERVIZIO ESSENZIALE»

Per quanto riguarda la bibbia del progressismo, dopo aver sferzato tutti quegli Stati che cercano da anni di approvare leggi per limitare l’aborto e che davanti all’emergenza coronavirus hanno proposto di chiudere le cliniche abortive perché il servizio «non è essenziale», risponde: «L’aborto è una componente essenziale dell’assistenza sanitaria». E durante la quarantena deve anche essere praticabile a casa con la pillola:

«Gli esperti dicono che la maggior parte delle pazienti che cercano il controllo delle nascite e l’aborto attraverso i farmaci può farlo in tutta sicurezza senza recarsi in una clinica. Ma ci sono degli ostacoli politici e regolamentari che vanno eliminati. Poiché la gente è chiusa in casa, potenzialmente senza avere accessi a mezzi di controllo delle nascite, nelle prossime settimane potrebbero verificarsi molte gravidanze indesiderate. Tra coloro che vorrebbero un aborto, in tanti potrebbero non essere in grado di usufruirne a causa delle restrizioni agli spostamenti o perché devono restare a casa a prendersi cura dei bambini o di altri familiari».

«PILLOLE ABORTIVE VIA POSTA»

E se le donne non possono uscire di casa per andare nelle cliniche abortive, allora l’aborto deve entrare nelle case delle donne. Il New York Times propone dunque: «l’invio di pillole abortive via posta» a tutte le donne che le richiedano dopo un rapido consulto con il proprio medico attraverso una videochiamata. Perché questo sia possibile, però, 18 Stati devono abolire la normativa che vieta l’approvazione dell’aborto con la telemedicina e la Fda deve sospendere il regolamento secondo il quale il mifepristone può essere assunto soltanto sotto controllo medico in una struttura di cura.

Inoltre, continua il quotidiano, nel caso che le donne si autoinducano l’aborto in casa con mezzi poco ortodossi, non dovrebbero essere investigate né criminalizzate. Per evitare queste conseguenze, ogni Stato dovrebbe rendere disponibile a domicilio la contraccezione, mentre il governo federale dovrebbe pagare sia le pillole abortive che i contraccettivi. Solo così le donne, conclude il Nyt, potranno «davvero avere il controllo delle proprie scelte riproduttive» e passare serenamente a casa il periodo di quarantena.

AUTORIZZARE L’EUTANASIA CON LA TELEMEDICINA

Ma in questo momento di emergenza non bisogna solo pensare alle donne che possono abortire, è fondamentale prestare attenzione anche a tutti coloro che vogliono uccidersi con l’eutanasia e non possono farsi visitare da un medico a causa della quarantena. Kim Callinan, la presidente della lobby americana pro eutanasia Compassione e scelte, ha scritto così a tutti i membri del Congresso: «Gli americani gravemente malati contano su di noi per adattare a questa crisi i regolamenti affinché possano accedere alle opzioni di fine vita attraverso la telemedicina».

La stessa richiesta è stata fatta dalla nuova associazione Clinici americani per l’aiuto medicale a morire: «Alla luce della crisi da coronavirus un comitato si è riunito per stabilire le raccomandazioni pertinenti all’uso della telemedicina per valutare le richieste dei pazienti riguardo a eutanasia e suicidio assistito». Per autorizzare la morte di una persona, secondo l’associazione, dovrebbe bastare una telefonata su Skype.

L’ILLUSIONE DELL’AUTONOMIA

Quella di New York Times e lobby pro eutanasia è una strana reazione alla pandemia: tutto nella società deve fermarsi davanti alla morte che potrebbe portare con sé il virus tranne quella che possiamo procurare noi stessi. Anche la più piccola delle morti è inaccettabile agli occhi di giornali e governanti tranne quella che ci si sceglie volontariamente. Tutto può essere paralizzato per qualche mese – chiese, industrie, riunioni, funerali – tranne il diritto a uccidere e uccidersi. L’unico modo per esorcizzare il tabù della morte sembra essere quello di sostituirsi al virus, per fare il lavoro sporco al posto suo, nell’illusione di essere ancora “autonomi”.