Noi non lo abbiamo capito, ma lui sì: c'è un «piano globale» che, colpendo Sigfrido Ranucci, mira a diventare «padrone del nostro destino». Il conduttore di Report si agita molto, ora che il "metodo Report" è applicato a lui
Il giornalista Sigfrido Ranucci (Foto Ansa)
È venuto fuori al naturale, come si dice. Perché Sigfrido Ranucci è fatto così: unisce i puntini prima ancora che i puntini compaiano. Dietro la sua boccaccesca storia vede già «un piano globale, con noti terminali interni nell’informazione controllata dalla destra italiana». Sopra Valter Lavitola, dice, c’è un mandante. Anzi, più mandanti. Chi? Fuori i nomi. Ma Ranucci, intervenuto alla presentazione del suo libro a Lavarone, i nomi non li fa. Allude, ammicca, sussurra. E soprattutto ci tiene a renderci partecipi dell’arcano.
Il «piano globale», spiega, avrebbe come obiettivo «la delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti», per arrivare a una «democrazia della sorveglianza» fondata sull’allarme sociale: un disegno trumpiano che, guarda caso, riprende il piano di Licio Gelli e della P2.
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