Euro, ben vengano finanziamenti ma poi servono riforme strutturali – RS

La notizia che il Fmi potrebbe garantire un grande finanziamento ai paesi dell’area Euro in difficoltà è buona ma alle misure straordinarie devono subentrare presto meccanismi basati sulla solidarietà fiscale fra i paesi dell’eurozona

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“Le difficoltà del debito pubblico italiano sembrano ormai il principale problema dell’economia mondiale. È possibile che si stia esagerando. È vero che la solvibilità dei nostri Btp è uno snodo importante della crisi internazionale. Ma riceviamo ansiosi consigli anche da chi non sta molto meglio di noi. Per fortuna qualche ansia si traduce anche in profferta di aiuto. (…) Il Fmi starebbe preparandosi a coordinare un formidabile pacchetto di sostegno per l’eurozona, con particolare attenzione all’Italia. Ben vengano i finanziamenti” (Stampa, p. 33).

“L’urgenza non deve però diventare un’altra manifestazione di quella miopia, di quella disattenzione all’orizzonte lungo, che è alla radice delle cause della crisi mondiale. Gli aggiustamenti devono aver luogo in modi seri, strutturali, graduali, socialmente sopportabili, tali da non contrarre ma aumentare la capacità di crescita dei paesi che li adottano. La stessa Ue ha forse esagerato quando, per esempio nel caso della Grecia, ha reagito all’emergere della gravità delle condizioni della finanza pubblica indicando inizialmente tempi di aggiustamento irrealistici. Si può esagerare anche nel disegnare gli aggiustamenti, mostrando troppa fretta e disattenzione alla qualità delle misure da adottare” (Stampa, p. 33).

“Per i paesi dell’area euro, la Bce può effettuare interventi diretti soprattutto ad attenuare il disordine arrecato dalla violenza della speculazione. Ad essa devono però subentrare presto meccanismi basati sulla solidarietà fiscale fra i paesi dell’eurozona. (…) Volendo scoraggiare la speculazione più miope è bene assicurare la disponibilità di somme anche molto superiori a quanto è ragionevolmente necessario per aiutare un paese che sta provvedendo a rimediare ai suoi guai. Anche perché l’eccesso di drammatizzazione è una caratteristica di certe fasi delle crisi finanziarie, soprattutto quando le misure di aggiustamento e riforma esitano ad arrivare e incontrano inizialmente ostacoli politico-sociali, prima che insieme ai loro costi vengano capiti bene i loro benefici” (Stampa, p. 33).

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