Caso Epstein. Cade un altro intoccabile, il campione del relativismo culturale francese Jack Lang

Di Mauro Zanon
11 Febbraio 2026
Incarnazione del goscismo da salotto e potente ex ministro, aveva opachi legami di affari con il finanziere pedofilo americano. Scoperto, si è dimesso dall’Institut du Monde Arabe
Jack Lang, il cui nome è uscito negli Epstein file
Jack Lang all'Eliseo nel marzo 2022 (foto Ansa)

Parigi. Jack Lang si sentiva intoccabile. Era l’incarnazione del goscismo culturale francese, il ministro più potente dell’epoca Mitterrand, il re dei salotti di Saint-Germain-des-Prés, l’ospite sempre gradito nelle cene mondane, con i suoi capelli alla Mick Jagger e le sue giacche collo Mao. Fino a pochi giorni fa, Lang faceva ancora finta di nulla. «Cos’ho fatto di male?», rispondeva a una giornalista del Monde che era andata all’Institut du Monde Arabe (Ima), il suo regno, a fargli qualche domanda sull’ultima ondata di Epstein Files pubblicati dal dipartimento di Giustizia americano, dove il suo nome appare 673 volte. Ma dopo una settimana di pressioni provenienti dall’Eliseo e dal mondo politico parigino, l’ex ministro della Cultura ha deciso di farsi da parte, di dimettersi dall’Ima, incarico che ricopriva da tredici anni.

«La caduta di un inamovibile», Jack Lang

«La caduta di un inamovibile», ha scritto lunedì in prima pagina Libération. La sua posizione era diventata indifendibile dopo le rivelazioni del giornale d’inchiesta Mediapart sui legami non solo di amicizia (si conobbero nel 2012 grazie all’amico comune Woody Allen), ma anche finanziari tra il bardo del socialismo mitterrandiano e il finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein, suicidatosi in prigione nel 2019 negli Stati Uniti.

Come rivelato da Mediapart, la figlia di Jack Lang, Caroline, aveva creato con Epstein nel 2016 una società offshore domiciliata nelle Isole Vergini americane, chiamata Prytanée Llc e destinata all’acquisto e alla vendita di opere d’arte: l’ex ministro socialista figurava nello statuto della società, anche se le quote erano ripartite esclusivamente tra sua figlia ed Epstein. In un messaggio datato 6 marzo 2018 indirizzato a Epstein, il mecenate francese Étienne Binant scrive: «Ho chiesto un’integrazione di 200 mila dollari sul conto Prytanée per poter effettuare un nuovo acquisto. Jack è ora pienamente coinvolto e mi consiglia specialisti di arte mediorientale e africana, ma non posso acquistare».

Nel fiume di email reso pubblico il 30 gennaio, il rapporto tra i Lang e Epstein è costellato di regali e favori reciproci che durano sette anni, fino all’arresto del predatore sessuale nel 2019. Lang non sa usare la posta elettronica e non parla molto bene l’inglese: è dunque sua figlia, che ha lavorato trent’anni per Warner Bros Television, a fare da intermediaria tra il padre e il finanziere pedofilo.

Cosa rivelano le email di Epstein su Jack Lang e figlia

Le email rivelano che Epstein ha avuto l’idea della società offshore e l’ha esposta a Lang nel novembre 2015, prima di riassumerla a sua figlia: perché non creare un fondo che lui avrebbe alimentato con 20 milioni di dollari affinché Lang acquistasse delle opere, per poi rivenderle in un secondo momento e spartirsi i profitti? «No risk for your side. It will be fun!» («Nessun rischio per te, sarà divertente!»), risponde Caroline Lang. Nel 2012, quando nasce il sodalizio tra l’ex ministro socialista e Epstein, il primo non ha più l’auto con autista privato. Nessun problema: “Jeffrey” gli presta la sua. E quando Lang vuole andare a Marrakech, in Marocco, una delle sue destinazioni preferite, “Jeffrey” gli presta il suo jet.

«L’ex politico teme di vedere il suo nome gradualmente cancellato dalla scena pubblica? “Jeffrey” spende 30 mila dollari per un film in omaggio a sua figlia, 50 mila dollari per un film sull’epopea degli anni di Lang e prevede di versare 100 mila dollari per un libro sull’istruzione», scrive Le Monde. L’icona della gauche caviar francese, colui che creò la Fête de la Musique copiandola dell’Estate Romana di Renato Nicolini, ha ammesso di aver sollecitato solo uno di questi “aiuti finanziari”: un contributo di 57.897 dollari per un’associazione impegnata in un film sugli anni della presidenza Mitterrand.

L’indagine per riciclaggio e frode fiscale

Il 6 febbraio, la Procura nazionale finanziaria (Pnf) ha annunciato l’apertura di un’indagine preliminare per «riciclaggio di frode fiscale aggravata» nei confronti di Lang e di sua figlia. L’indagine riguarda «i fatti rivelati da Mediapart» e i possibili legami finanziari con l’uomo d’affari e criminale sessuale Jeffrey Epstein, ha precisato la Pnf, incaricata di reprimere la frode fiscale. Caroline Lang non ha mai dichiarato la sua partecipazione nella Prytanée Llc al fisco francese, sostiene di non aver mai percepito fondi dall’azienda, nemmeno dopo la morte del magnate americano. Tuttavia, il nome della figlia dell’ex ministro della Cultura è citato nell’ultimo testamento di Epstein del 2018, in cui le lascia in eredità cinque milioni di dollari.

L’uomo che diceva: «La Culture, c’est moi»

La Pnf esaminerà ora i flussi finanziari provenienti da e destinati a Prytanée Llc. «Io metto 20 milioni di dollari, Jack acquista le opere, io non compaio, dividiamo i profitti al 50 per cento e la sua parte spetta a lui o ai membri della sua famiglia da lui designati […]. Può chiamarlo Fondo Lang per l’arte. Può anche essere stipendiato, se preferisce», si legge in una email del 5 gennaio 2016 inviata da Epstein a Caroline Lang. Oltre al capitolo giudiziario, i ricordi delle irregolarità riaffiorano in modo anarchico sui social network. Tra gli ex compagni di viaggio dell’ex intouchable, proliferano le storie e gli aneddoti sui conti non pagati da Jack Lang e la moglie Monique.

Al tavolo di Chez Edgard, luogo di ritrovo della politica e dei media degli anni Novanta, un ex ministro del governo di Lionel Jospin si è sentito dire dal proprietario: «I Lang, da me, mai più, mi devono dieci anni di pranzi». È la fine di una «lunga indulgenza verso l’ultimo nababbo del mitterrandismo», come ha scritto il Figaro, l’uomo del «tout est culturel», il relativista culturale per cui una poesia di Rimbaud equivale a una canzone rap, una sinfonia di Mozart a una performance sullo skate, la fine dell’agitatore d’idee che alle feste, davanti agli invitati, diceva: «La Culture, c’est moi».

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