Einstein aveva ragione, i neutrini non sono più veloci della luce

Causa dell’errore, la cattiva connessione tra il ricevitore GPS e il computer utilizzato per calcolare la velocità dei neutrini che hanno falsato l’esito della misurazione. E così la luce conserva il primato.

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È del 23 settembre 2011 la fantastica scoperta di alcune particelle capaci di superare la velocità della luce di sessanta nanosecondi. Il limite invalicabile previsto dalla fisica di Albert Einstein era stato sfatato, rivoluzionato l’intero panorama della fisica teorica e applicata. Tuttavia la rivista Science ha smascherato le cause dell’errore della misurazione. La misura, infatti, è stata falsata da un cattivo collegamento in fibra ottica tra il sistema Gps e il computer usato per calcolare la velocità del passaggio dei neutrini. L’orologio di riferimento, inoltre, non era calibrato alla perfezione: un errore fatale per una ricerca di tale portata.

«Il problema è serio – dice al Corriere della Sera Fernando Ferroni, direttore dell’Istituto Nazionale di fisica nucleare –. Ma dalla situazione emerge un dato positivo. E cioè che finalmente si potranno effettuare dei confronti fra i diversi gruppi di ricercatori in modo più aperto rispetto al passato. Prima non sapevamo tutto, adesso l’atteggiamento sarà più disponibile». Insomma: non tutto il male vien per nuocere. La scoperta dei neutrini, comunque, non falsava tutta l’impostazione della relatività di Einstein – come gridato da notevoli testate nazionali – ma certamente apriva a nuove possibilità di ricerca. Che adesso, nel bene o nel male, sono smentite.

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