Egitto. Testimone: «Ho visto i blindati dell’esercito aprire il fuoco sulla gente»

«Molte donne descrivevano i blindati e dicevano che schiacciavano i giovani ammazzandoli». Pubblichiamo una lettera (“Testimonianza oculare davanti a Dio circa i fatti di Maspero”) apparsa sul sito oasiscenter.eu che aiuta a comprendere quanto è accaduto ai cristiani copti nei giorni scorsi: «Chi vuole crederci, è benvenuto. Chi non vuole, si faccia un bel lavaggio del cervello e si tolga dai piedi».

Pubblichiamo una testimonianza apparsa sul sito oasiscenter.eu che aiuta a comprendere quanto è accaduto in Egitto nei giorni scorsi.

Basma Amin, 10/10/2011
Testimonianza oculare davanti a Dio circa i fatti di Maspero
Pubblicata da Basma Amin lunedì 10 ottobre 2011 alle ore 5.19 su Facebook

Nota: I luoghi a cui fa riferimento la testimonianza possono essere facilmente rintracciati su Google Maps digitando Ramsis Hilton Cairo. Shubra è il quartiere a maggioranza cristiana da cui ha preso inizio il corteo.

Cercherò di scrivere le cose più importanti che sono successe ieri. Specifico che ho seguito il corteo da dopo l’appello alla preghiera del tramonto e ho marciato con i manifestanti fino a quando è cominciato l’attacco dei teppisti provocatori (baltageyya) vicino a Maspero. Ero presente quando l’esercito ha aperto il fuoco sui manifestanti dai blindati. Sono restata nel Ramsis Hilton fino alle nove di sera. Sono uscita dall’Hilton in direzione di Piazza Tahrir dalla parte del museo egiziano.

Prima cosa, alcuni giorni fa ho saputo del corteo per caso attraverso internet. Poi mi ha telefonato uno dei partecipanti, un ragazzo cristiano di nome ‘Âdel che conosco dai tempi della Piazza [Tahrir], e mi ha chiesto di venire con una telecamera insieme ai giornalisti per coprire il corteo, che sarebbe iniziato da Shubra e si sarebbe diretto verso Maspero. 

‘Âdel è stato al telefono con me minuto per minuto per permettermi di seguire insieme a lui [i fatti] finché non sono arrivata di persona. Mi ha detto che la preparazione era iniziata la mattina molto presto a Shubra. Poi il corteo è arrivato vicino a Bulaq Abu l-‘Ala’, accanto alla fermata di Isaaf. A quel punto abbiamo cominciato a riprendere.

Le cose erano tranquillissime. La maggior parte dei partecipanti erano donne e bambini, famiglie, gente normale e c’erano molti musulmani che partecipavano e dappertutto gente che si sporgeva a vedere. Insomma [i soldati] hanno potuto rendersi conto che i manifestanti non portavano armi e niente di tutto quello che poi si è detto. Ci hanno riferito che alcuni provocatori dalla zona di Sabtiah li avevano colpiti da sopra con mattoni e vetri mentre passavano sotto il tunnel Ahmed Helmy e a quel punto mi sono resa conto che sarebbero cominciati i problemi, come al solito.

Poi quando il corteo è arrivato abbastanza vicino al Ramsis Hilton abbiamo iniziato a vedere che dalle strade laterali venivano gettati dei mattoni sul corteo e la gente si è messa a correre. Le donne e i bambini hanno cominciato a scappare e i giovani hanno iniziato a rispondere agli attacchi. La gente ha mantenuto un atteggiamento pacifico nonostante tutto e per scappare dai provocatori tutti si sono indirizzati verso Maspero, come era previsto fin dall’inizio.

Siamo stati sorpresi da un rumore molto forte di spari a salve dalla parte di Maspero e di colpo si è formato un movimento disordinato, si sono alzate grida e la gente ha cominciato a correre. Io ero sotto il ponte in quel momento, in direzione del Nilo e davanti a me c’era un fotografo. Di colpo ho visto i blindati dell’esercito aprire il fuoco verso di noi e sulla gente, a casaccio. La scena era da incubo e mi ha ricordato il 28 gennaio [prima giornata di scontri violenti a Tahrir]. I blindati continuavano a girare e sparare.

Allora sono tornata indietro verso l’ingresso del Ramsis Hilton. Scene di panico. I feriti andavano e venivano dalla porta dell’hotel. La gente li faceva distendere per terra. Ho visto gente colpita da pallottole al ventre e al viso, molti erano svenuti e a quella vista ho iniziato a perdere il controllo. Molte donne descrivevano i blindati e dicevano che schiacciavano i giovani ammazzandoli. È venuto un ragazzo di quelli che erano in testa al corteo e ha detto la stessa cosa.

C’era un clima di isteria, terrore e grida tremende, ma la cosa strana è che la gente era divisa nei discorsi e nelle reazioni. Alcuni davano la colpa all’esercito, alzavano la voce e insultavano il Consiglio militare accusandolo di aver organizzato tutto per far credere alla gente la storia della fitna [la divisione tra cristiani e musulmani] in modo da [distrarli ed] evitare le critiche. Gli altri erano convinti che tutto il problema fosse causato dai “salafiti” [=estremisti islamici] che si erano messi d’accordo con il Consiglio militare per sterminare i cristiani e farne piazza pulita, bruciando le chiese e uccidendoli con le armi pesanti, come appunto stava capitando.

Sono restata all’entrata [dell’Hilton] finché è tornato il fotografo e ci hanno fatto entrare nell’hotel dopo moltissimi tentativi e vari tira e molla. Sono restata dentro l’albergo fino alle 9 di sera. Entravano molti feriti e ci tenevano d’occhio. Seguivamo quanto stava succedendo a Maspero dalle finestre dell’hotel.

Mentre stavamo imprigionati dentro l’hotel, i miei amici a Tahrir mi hanno telefonato e mi hanno detto che una quantità di forze impressionante era scesa nella Piazza dopo che era giunta notizia che lì si trovavano dei manifestanti e li aveva colpiti con i gas lacrimogeni. Uno dei nostri amici era stato raggiunto anche da una cartuccia. Questo discorso è stato confermato da più di una persona affidabile.

Comunque, alle nove molta gente ha cominciato a uscire [dall’hotel] e ci dicevano: «Passa pure, non c’è pericolo, potete svicolare dalle strade laterali». Ci siamo compattati insieme io e una famiglia cristiana composta da una madre e due giovani che erano figli suoi e un gruppo di donne cristiane che erano andate alla manifestazione la mattina e siamo usciti dall’hotel. Loro mi hanno detto: «Resta in mezzo a noi perché quando vedranno una musulmana in mezzo a noi e che porta il velo non ci picchieranno!». È stata una sensazione dolorosa, sinceramente non ho capito perché dicessero così, dato che ero totalmente dell’idea che l’esercito sparasse a caso e la questione non fosse assolutamente confessionale, come prova il fatto che molti dei feriti e dei morti sono musulmani, come abbiamo appreso più tardi.

All’ingresso di Abd el-Moneim Riad venendo dal Museo mi ha sorpreso vedere una quantità enorme di polizia militare in assetto antisommossa. C’erano con loro anche dei civili con elmetti, giubbotti antiproiettile e bastoni. Proprio come quando si è sgombrata la Piazza il primo agosto. Lo stesso sistema idiota di usare truppe in borghese o elementi provocatori. Si dirigevano verso Maspero da Tahrir. Abbiamo corso a gran velocità verso Ramsis perché non ci riconoscessero come manifestanti. Sinceramente non capivo che cosa ci facessero esattamente e se avevano intenzione di picchiare i manifestanti né chi fossero, ma il loro aspetto non era rassicurante.

Siamo arrivate alla fermata Nasser all’Isaaf e lungo tutta la strada c’erano grandi assembramenti di gente, sembravano dei comitati popolari e non si capiva se erano teppisti o manifestanti o curiosi o che cosa precisamente, ma ormai non ce la facevo più a concentrarmi sugli eventi. Ero quasi in trance. Poi siamo salite sulla metropolitana e siamo ritornate alle nostre case.

Della mia testimonianza desidero chiarire quanto segue:

Il corteo dei copti era pacifico fin dall’inizio e c’erano molti musulmani e gente comune che solidarizzava con i manifestanti;
– I teppisti hanno attaccato la gente due volte, una al tunnel Ahmed Helmy e la seconda vicino al Ramsis Hilton;
L’esercito ha sparato a salve e con proiettili veri sulla gente e i blindati hanno schiacciato i giovani che stavano nelle prime file. Così testimoniano moltissime persone. Ho visto i segni dei proiettili sui loro corpi;
La questione all’inizio non era per niente confessionale al contrario di quanto dicono televisione e Consiglio militare per incendiare gli animi. Sono loro che cercano di farla apparire così.

Questa è la mia testimonianza davanti a nostro Signore. Chi vuole crederci, è benvenuto. Chi non vuole, vada a guardarsi il Primo Canale, si faccia un bel lavaggio del cervello e si tolga dai piedi.

(originale: dialetto egiziano. Traduzione Martino Diez)