E se tutti potessero vedere cosa succede davvero dentro un carcere? La proposta di Pierre Botton

Uomo d’affari che ha passato due anni in carcere e ora si dedica alla condizione delle prigioni, ha proposto che per due giorni all’anno i giornalisti possano entrare in carcere. Il Parlamento francese appoggia.

La maggioranza assoluta dei deputati del Parlamento francese ha firmato una petizione che, se trasformata in legge, permetterà ai giornalisti di entrare in carcere a sorpresa due giorni all’anno per verificare in modo indipendente il reale stato delle carceri e dei detenuti. In Francia, come anche in Italia, le prigioni possono essere visitate in ogni momento, e senza bisogno di preavviso, da parte dei deputati, che possono portare con sé dei collaboratori, a patto che non siano giornalisti o avvocati. Nonostante questo, la maggior parte delle persone, in Francia come in Italia, continua a non avere la minima idea di come funzionino e quale sia il reale stato delle carceri. Per i giornalisti, infatti, ottenere un permesso per entrare è molto più difficile e complesso.


LE PRIGIONI DEL CUORE.
Grazie a Pierre Botton, le cose potrebbero cambiare. Pierre è un uomo d’affari che è stato condannato nel 1995 a due anni di carcere per abuso di fiducia e abuso di beni societari. Uscito, dopo avere visto con i suoi occhi le degradanti condizioni di vita dei detenuti, ha messo in piedi l’associazione “Le prigioni del cuore” per migliorare la vita nelle carceri, favorire l’aspetto rieducativo della pena e sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Per questo ha pensato di permettere ai giornalisti di entrare in prigione due giorni all’anno, quelli che lui chiama “i giorni della trasparenza”, a patto che non vengano pubblicate foto dei detenuti. Così, è andato a trovare, uno a uno, tutti i 577 deputati del Parlamento francese e ha raccolto 289 firme favorevoli, la maggioranza assoluta: se la petizione venisse dunque trasformata in progetto di legge, passerebbe.

 GIORNI DELLA TRASPARENZA. «I giorni della trasparenza servono ad aprire le prigioni all’esterno» spiega Pierre Botton. «Quando la stampa avrà la possibilità di rendere conto di quello che succede all’interno, la gente sarà finalmente coinvolta. In ciascuno dei 191 penitenziari francesi si potrà vedere quello che funziona e quello che non funziona e le cose cambieranno». Secondo Pierre, è troppo difficile per un giornalista ottenere il permesso a entrare in un carcere e per questo propone di aggiungere questa frase all’articolo 179 del Codice di procedura penale francese, che regola le visite: «Almeno due volte all’anno, i deputati possono entrare in carcere accompagnati dai media locali, regionali e nazionali». Quel “almeno due volte” è uno dei punti che piace di meno della proposta di Pierre, ma può essere limato. Nel frattempo, 289 deputati hanno appoggiato la proposta. Tra i firmatari c’è anche il primo ministro Jean-Marc Ayrault, il quale sostiene la necessità per la Francia «di rientrare nella giustizia e nella legalità». Una necessità non solo francese.