E i cristiani dove sono?

Di Peppino Zola
09 Aprile 2026
Tutti i cristiani ricomincino ad annunciare che un Salvatore efficace c’è: sarebbe il loro vero contributo al bene comune
Piazza San Pietro, cerimonia di insediamento di Leone XIV, 18 maggio 2025 (Foto Ansa)
(Foto Ansa)

E i cristiani dove sono? Molto giustamente Tempi ha sintetizzato le domande nate dai fatti di Trescore e Perugia in questa: “Ma gli adulti dove sono?”. Intorno a questa domanda hanno scritto cose molto profonde e provocatorie Davide Rondoni e Matteo Severgnini. Effettivamente, trattandosi di inquietanti episodi che non possono non porre domande circa lo stato attuale dell’educazione, la vera domanda deve essere posta agli adulti, che dovrebbero essere i soggetti maggiormente responsabili della preoccupazione educativa, sia in famiglia, sia a scuola, sia sui mass media, sia in ogni ambito sociale. Abbondano opinioni che riguardano i giovani, sia quando vengono vezzeggiati sia quando vengono ipocritamente condannati; vedo molte meno opinioni che cerchino di capire quali siano le responsabilità educative degli adulti, anche perché spesso i vari talk show sono affidati proprio a dei cattivi maestri.

Il Venerdì Santo, partecipando ad una coraggiosa “via crucis” che si è svolta, alla presenza di più di duemila persone, in uno dei luoghi iconici della brillante Milano (lo spazio intorno alla piazza Gae Aulenti), mi è sorta una ulteriore domanda: “e i cristiani dove sono?”. Dove sono i cristiani che dovrebbero sapere che c’è un unico Salvatore, con un nome preciso, quello di Gesù Cristo? Dove sono i cristiani che, tranne poche eccezioni (come quelle appena citate), rischiano di perdersi anche loro in analisi psicologiche, sociologiche, parapolitiche e spesso moralistiche che fanno loro dimenticare il nocciolo della loro fede, che sta nel FATTO che Cristo è morto e risorto proprio per salvare ogni uomo e ogni donna, ogni giovane e ogni adulto. E che il Signore ci salvi significa che ci aiuta ad imboccare strade non popolate solo dalla violenza, dalle droghe, dalla disperazione, dal nichilismo. Perché troppi cristiani rinunciano di fatto a proporre (sì, a proporre) Cristo e la Sua comunità come luogo per trovare le risposte alle lancinanti domande dei giovani? Domande che non possono trovare risposta nei corsi di educazione civica o di educazione sessuale. Solo Cristo darebbe un senso vero a tutte le iniziative che si devono assumere. Perché troppi cristiani hanno paura o vergogna di parlare direttamente di Cristo Salvatore e si limitano solo a qualche accenno alla buona educazione? La buona educazione non converte nessuno. Solo Gesù può convertire ad una vita nuova, piena di significato e di speranza. Se i ragazzi di Trescore e di Perugia avessero incontrato qualcuno che li avesse introdotti in una ipotesi di lieta vita cristiana comunitaria, probabilmente non sarebbero arrivati dove sono drammaticamente arrivati. Non sono nuove noiose regole a dare speranza ai giovani: solo l’incontro con una decisa realtà cristiana può dare loro speranza e certezze. Perché tanti cristiani lo stanno dimenticando?

Il battesimo ci ha caricati della responsabilità di annunciare che la possibilità di una vita nuova e lieta è possibile, già da subito. Perché ci stiamo distraendo da questa responsabilità? I grandi educatori cristiani non si sono distratti. Don Bosco e don Giussani non si sono distratti: anzi, hanno cambiato la loro vita per assumere appieno la loro responsabilità educativa cristiana! Perché non li imitiamo tutti, vescovi, sacerdoti, fedeli laici, genitori, nonni, insegnanti? Tutti i cristiani ricomincino ad annunciare che un Salvatore efficace c’è: sarebbe il loro vero contributo al bene comune di tutta la società e di ogni persona che in essa vive.

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