Droghe in Sudamerica. Il rapporto della Caritas

Negli ultimi cinque anni l’abuso di sostanze stupefacenti è cresciuto in tutti gli Stati dell’America Latina. In Argentina la situazione peggiore

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Caritas italiana ha pubblicato il dossier “Il narcotraffico come una metastasi”. Uscito il 23 settembre, il rapporto intende tracciare un quadro della società sudamericana, gravemente colpita dal commercio e dal consumo di droghe. Il rapporto sottolinea bene le proporzioni del fenomeno in America Latina, il principale produttore di coca a livello mondiale. Gli Stati in cui se ne produce di più sono Bolivia, Colombia e Perù, mentre l’Argentina è il principale porto di transito per la commercializzazione.
Negli ultimi cinque anni il narcotraffico è aumentato esponenzialmente in quasi tutti gli Stati: in Messico è cresciuto del 92 per cento, in Costa Rica dell’86, in Bolivia dell’87. Lo Stato in cui si è registrato il maggior aumento è l’Argentina, con il 92 per cento.

ARGENTINA. Proprio sull’Argentina si concentra il focus di Caritas, che a Mendoza, nel centro del Paese, ha una delle sue sedi più importanti. In questa zona il consumo di sostanze si ha già intorno ai 13,6 anni, con l’inalazione di solventi, per poi passare agli stimolanti e all’alcol, fino ad arrivare alla cocaina. La Caritas ha proposto ai giovani volontari del centro di Mendoza un questionario. Il 72 per cento di loro ha raccontato di vedere quotidianamente sotto i propri occhi droghe di ogni genere, e il 45 per cento di loro ha ammesso di averne consumato in passato.
Hipolito David Masman, direttore del centro, ha definito le droghe «un virus, che si insinua nelle comunità». Nel raccontare l’impegno della Chiesa nella lotta agli stupefacenti, Masman punta il dito contro la politica: «La Chiesa non può né deve sostituirsi allo Stato, ma neanche può e deve rimanere ai margini nella lotta per la giustizia. Credo che il governo non abbia ancora adottato azioni efficaci per impedire questo flagello che colpisce la nostra società».

Foto da Shutterstock

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