Don Angelo, il prete nell’isola che c’è

Gli ottant’anni di don Angelo Busetto, una vita spesa nell’annuncio cristiano, scrivendo, scalando montagne, predicando in ogni dove

Don Angelo compie ottant’anni! Detto così è un’enormità: è come ti dicessero che sei diventato vecchio tu che hai conosciuto in gioventù  questo pretino poco più che trentenne scalare montagne e predicare, scrivere e tenere esercizi, passare per tutte le chiese della città con il suo tratto gentile e lieto, presentare libri e rilanciare sempre qui e ora la misteriosa ma concreta presenza di Cristo… Del resto gli ottant’anni del prete della tua gioventù sono i settanta tuoi: una generazione finisce insomma, narrando all’altra le Sue meraviglie. Un carisma purissimo il suo, che non ha perso smalto con l’età, anzi s’è fatto più acuto e tagliente, come un segno di contraddizione rifiutato da chi non capisce e abbracciato da chi invece lo segue di schianto!

Ilare e mai autocentrato perché rimanda ad un Altro come Giovanni Battista quella volta: «Non è me che dovete seguire…» e così si sono messi a chiedere dove stesse di casa il Maestro! Siamo stati davvero come Giovanni e Andrea quel giorno che per curiosità e desiderio gli siamo andati dietro. E lui ci ha portati dove il nostro cuore desiderava senza saperlo ancora. Ecco, l’uomo di Dio non lega a sé il giovane desiderio di bene e di significato che incontra…

Noi confusi ma vivi desiderosi di attaccarci alla verità dovunque l’avessimo trovata, con tanti grilli adolescenziali per la testa, fummo da lui  scovati nelle nostri sedi-cantine che volevamo dedicare a Jan Palach (chi se lo ricorda più il giovane cecoslovacco che sacrificò in un gesto estremo la sua vita contro i carri armati del comunismo russo?).

Noi eravamo i giovani del ’68, quelli che dovevano vedere il cambiamento di un’epoca, lui quasi un amico, appena giunto in parrocchia (sempre aperta e mai recinto di contenimento): Santo Spirito, Sant’Andrea, Borgo San Giovanni, Duomo… In uno di questi siti si inventò letteralmente una chiesa, come un sogno che si avvera: duttile strumento nelle mani del Signore che voleva prender casa anche in un quartiere-stradone verso Chioggia centro. Un uomo che continua a passare tuttora nelle nostre vite ed ha lo sguardo fiero di chi ha visto di più, di chi ha incontrato e vuole farti incontrare, indicandoti la strada. Nel frattempo, ma verrebbe da dire nel contempo, maturava l’esperienza del movimento del Gius, Comunione e Liberazione, e Don Angelo la guidava armonizzandola nei contesti in cui si poneva e restando sempre disponibile e attento alla realtà… Perché quando un incontro è vero, non ideologico, non ha bisogno di forme, di riti, di protocolli ma si pone nella sua forza dirompente e imprevedibile di avvenimento. Ecco,  fummo presi, ciapai si diceva in dialetto, ed era bello riconoscere un luogo che non elideva niente del tuo impeto giovanile ma lo accettava e rilanciava. Mica avemmo le idee chiare subito, e per fortuna c’era lui paziente come sa esserlo un prete di Pellestrina che attende sempre lo stravedamento, perché sa che il Signore ama scrivere sull’acqua nella traversata non solitaria che ci tocca. In un tempo in cui sembrava che Cristo non avesse più la possibilità di incidere sulla realtà, sulla materialità dell’esistenza, noi abbiamo sperimentato assieme a lui il contrario e su questo abbiamo puntato perdendoci la faccia.

Ti ringraziamo perché l’hai persa con noi e prima di noi rischiando un giudizio storico su tutto: l’educazione, la cultura, la fede, la liturgia,  i figli, la politica, le opere, la pandemia… È davvero il centuplo quaggiù promesso quello che abbiamo sperimentato nella nostra vita a partire da quel primo campo-scuola di Moena da te condotto negli anni Settanta cui io partecipai per puro caso (oggi so che fu Grazia!). Oggi ti continuiamo a guardare stupiti mentre, mai domo, continui con segrete energie: ecco un uomo innamorato di Cristo a 80 suonati! La tua vita sono i giorni di un prete dal cuore fanciullo come in quei primi tuoi anni nell’isola dell’Apparizione tra mare e cielo che ti ha intriso di senso religioso e ti ha dato la libertà di seguire le sue orme.

Perché comunque lì, in quell’isola che c’è, fu possibile che un ragazzino e poi tanti altri, tra cui tu, rispondesse sì alla chiamata di una donna con un vestito trapuntato di stelle che prendendolo per mano gli diceva che ne era degno! Grazie dei tuoi giovani ottant’anni, perché ci continui a dire che la sua Grazia vale più della vita e dona ali d’aquila anche alla nostra vecchiaia…

 Piergiorgio con tutti gli amici di questi formidabili anni