Di Maio come Mastella

I ministri cinquestelle alla manifestazione contro in vitalizi arrivano in auto blu. Una volta la casta erano gli altri

C’è stato un tempo in cui Beppe Grillo sul suo blog si lamentava del fatto che in Italia «300 politici» usano l’auto blu, mentre in altri «Paesi europei i ministri si spostano in bicicletta». Bisogna togliere la scorta ai politici – scriveva -, si risparmierebbero 250 milioni».

C’è stato un tempo in cui Luigi Di Maio faceva campagna elettorale in treno, prendendosela con l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi che, marrano!, svolazzava in cielo con «l’elicottero blu».

C’è stato un tempo in cui, ancora Di Maio, proponeva ai deputati della Camera di smetterla di usare le auto blu, usufruendo invece del car sharing.

Un Fico sull’autobus

C’è stato un tempo in cui Riccardo Fraccaro, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, si lamentava che, sebbene si fossero tagliate le auto blu, tuttavia «si può fare di più». Perché quando si tratta dei privilegi della casta, come nella canzone si può sempre “fare di più”.

C’è stato un tempo in cui il neoeletto presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, si recava a Montecitorio in autobus, con tanto di fotografo e videoperatore al seguito, e per questo veniva celebrato sui canali del Movimento come il politico che non gode di «nessun privilegio, nessuna auto blu».

I rubastipendi sono gli altri

C’è stato un tempo in cui la casta, i privilegiati, i rubastipendi erano gli altri. Era il tempo in cui il Parlamento sarebbe stato «aperto come una scatoletta di tonno» per scoprire «tutti gli inciuci, gli inciucetti e gli inciucioni: quando illumini un ladro il ladro non ruba più!». E tu avevi voglia a spiegare che era una bella illusione pensare che bastasse questo moralismo d’accatto per far quadrare i bilanci dello Stato. Avevi voglia a sottolineare che un ministro o un presidente della Camera devono avere la scorta perché non rappresentano se stessi, ma lo Stato. Avevi voglia a denunciare le battaglie demagogiche di un movimento che cavalcava l’antipolitica per creare consenso, ma poi non aveva una-ricetta-dicasi-una per rilanciare il paese. E se l’aveva, queste erano un disastro all’insegna dello statalismo e del manipulitismo.

La scorta al cane

C’è stato questo tempo, e poi ne è venuto un altro. Quello in cui la ministra Trenta usa l’auto blu per scortare il cane e in cui il governo rinnova il parco macchine della Pubblica amministrazione arrivando a spendere
170 milioni di euro
.

Bazzecole, per come la vediamo noi, chissenefrega. Ma se noi fossimo loro, cosa avremmo dovuto pensare l’altro giorno, quando i ministri cinquestelle sono arrivati in Piazza Santi Apostoli a Roma per la manifestazione contro i vitalizi a bordo delle famigerate auto blu?

Non sono benefit

Nessuno scandalo, ha scritto ieri Il Fatto in un articoletto posizionato
pudicamente a pagina 10:

«Siccome parliamo dei ministri degli Esteri e della Giustizia, occorre ricordare che quelle non sono “auto blu” nel senso della macchina con autista che porta a spasso il privilegiato, ma vetture, peraltro blindate, che fanno parte dei dispositivi di sicurezza previsti per i titolari di alcuni incarichi pubblici. Non sono benefit. Né gli interessati possono rinunciarvi completamente».

C’è stato un tempo in cui per quel “completamente” il Fatto ti avrebbe sbattuto in prima pagina, Grillo ti avrebbe dileggiato in uno show, il Movimento intero avrebbe chiesto per te la galera. Ma quello era il tempo in cui la casta era Mastella, mica Di Maio.

Foto Ansa